L’accettazione dell’eredità nel diritto romano

L’accettazione dell’eredità nel diritto romano

DIRITTO ROMANO (Corso avanzato)      

LEZIONE N. 6 DEL 14/11/2013





Noi la volta

Noi la volta precedente abbiamo iniziato a trattare del requisito dell’accettazione dell’eredità sottolineando che, mentre nel nostro moderno diritto tutti gli eredi possono accettare come rifiutare l’eredità, nell’ordinamento giuridico romano vi era una sperequazione tra i sui et necessarii, cioè i figli in potestà del genitore che vivevano con lui e che ancora erano sotto la sua potestas all’atto della morte e gli schiavi che molto spesso venivano istituiti eredi cum libertate. Questi soggetti infatti vengono detti “necessarii” perché, dice Gaio, essi acquistano automaticamente l’eredità quindi diventeranno eredi anche nel caso di eredità passiva, con tutte le connesse conseguenze.




Abbiamo già discusso di questo aspetto che è chiaramente illustrato da Gaio, il quale mette in evidenza anche i rimedi che furono escogitati proprio per evitare gli effetti disastrosi che potevano derivare da una vendita all’asta del patrimonio del defunto e della conseguente infamia che sarebbe ricaduta sull’erede. Mentre per quanto riguarda gli altri eredi, cioè gli eredi volontari, al tempo di Gaio ormai si conosce quello che è il modo più diffuso di accettazione dell’eredità che è rappresentato dalla cretio, accanto all’informale accettazione (quella che noi chiamiamo “accettazione tacita”) rappresentata dalla pro herede gestio. 

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