Solo nel 1855, quando seguì il battaglione sabaudo di Alfonso La Marmora in Crimea, che pose il pennello a servizio di Vittorio Emanuele II e della società.
Gerolamo Induno attribuiva pari valore alle scene di battaglia e a quelle di vita quotidiana. Nella sua produzione i due generi potevano dirsi complementari: affiancati tra loro, rafforzavano l'idea che l'ardore dei combattenti fosse sorretto dallo stesso amor patrio di quanti rimanevano ad accudire il focolare domestico.
Triste presentimento inscena una ragazza alle prime luci dell'alba mentre contempla con aria preoccupata un piccolo portaritratti. La figura siede su un letto sfatto, accanto al caminetto, in una stanza densa di oggetti. Sono ninnoli e arredi ancora di gusto biedermeier, tipici dei primi lavori di Induno, disposti alla rinfusa alle pareti come sul pavimento. È una scena intima: tuttavia quegli elementi accentuano la dimensione narrativa instaurando un legame con un'attualità presto destinata a diventare storia.
Il mezzobusto di Garibaldi nella nicchia insieme alla stampa della spedizione dei Mille affissa allo scuro della finestra chiariscono il "triste presentimento" della giovane per il fidanzato volontario. Al contempo, proprio tali cimeli testimoniano quanto la mitologia garibaldina fosse ormai comune nell'Italia di metà Ottocento. Fin dalla difesa della Repubblica mazziniana venne diffusa l'immagine di un condottiero aitante come una divinità, valoroso e vicino al popolo nelle aspirazioni come nei modi genuini. Garibaldi diventò oggetto di devozione, da ammirare quotidianamente anche sulle suppellettili: sculture anonime, stendardi, calendari, ceramiche.
Insieme a uno spaccato patriottico, Triste presentimento costituisce un omaggio alla lezione pittorica e morale di Francesco Hayez, maestro di Domenico all'Accademia di Brera. Sulla parete scorgiamo una litografia del Bacio. Induno fu tra i primi a comprendere la portata del Bacio riconoscendolo come un modello.
In Triste presentimento si esaltava la tensione tra sentimento individuale e collettivo comune a entrambi i dipinti. Informata dalla lettera al pavimento, la giovane di Induno tradisce inquietudine per l'amante quanto per i drammi della nazione. Quando nel 1862 Induno licenziò il quadro l'Unità era ormai compiuta, ma la situazione politica rimaneva tesa.
L'opera godette di ampia fortuna fin dalla prima apparizione. Fu acquistata dal ministero della Pubblica istruzione per 850 lire












