Un viaggio che sarebbe dovuto durare una settimana ne aveva richieste più di due. Il tempo era pessimo e una pioggia torrenziale si era abbattuta sul tempestoso Mare d'Irlanda. Le onde avevano sballottato il veliero, che aveva rischiato di capovolgersi. Alla fine, il timone si era spezzato, e, quando era stata buttata l'ancora nella speranza di superare la tempesta, quasi tutti i passeggeri si erano sentiti male.
Maria, invece, no. Si sentiva «meno male in mare di tutti gli altri membri del gruppo, tanto che rideva degli altri», raccontò Brézé a Maria di Guisa. La piccola regina stava benissimo ed era «più in salute che mai»; quanto a lui stesso, era lieto di essere finalmente tornato sulla terra ferma. Erano approdati il 15 e si erano spostati nel vicino paese di Saint-Pol-de-Léon per attendere l'arrivo della nonna di Maria, la duchessa di Guisa.
Maria, la bambina di cinque anni, era sovrana di Scozia praticamente dalla nascita. Nata l'8 dicembre 1542, nel palazzo di Linlithgow, durante un glaciale inverno scozzese, vide la luce meno di due settimane prima che suo padre, Giacomo V, morisse a miglia di distanza, nel palazzo di Falkland. In quanto unica figlia legittima del padre, Maria era diventata regina di Scozia a nove giorni di età.
Nei cinque anni successivi, sua madre, Maria di Guisa, si era sforzata in tutti i modi di difendere la corona scozzese dai monarchi inglesi della dinastia Tudor. Nonostante la parentela che legava gli Stuart scozzesi ai Tudor inglesi, i due casati e i due regni si odiavano, ed Enrico VIII d'Inghilterra da tempo cercava di portare la Scozia sotto il dominio inglese. Le scaramucce al confine erano frequenti, e gli scozzesi temevano una vera e propria invasione da parte degli inglesi. Respinsero ripetutamente Enrico VIII, ma, sebbene spesso vincessero le battaglie, intuivano di stare perdendo la guerra contro quel Tudor dai capelli rossi. Nel 1513, Enrico aveva sconfitto il re scozzese Giacomo IV nella battaglia di Flodden. Ventisette anni dopo, Giacomo V era morto, depresso e sconfitto, dopo che l'esercito inglese di Enrico VIII aveva annientato le truppe scozzesi nella battaglia di Solway Moss. Era diventata così regina la figlia appena nata Maria. Ed Enrico VIII era deciso a sconfiggere anche lei.
Poiché, però, Maria Stuarda era una bambina, Enrico VIII era ricorso a una tattica più diplomatica. Invece di mandare le truppe a fare le solite incursioni oltreconfine, aveva proposto un fidanzamento tra Maria e il proprio figlio ed erede Edoardo, in cambio della pace perpetua tra i due regni. Acquisire la Scozia restava il suo obiettivo. Enrico VIII aveva un piano: crescere la piccola Maria alla corte inglese per prepararla al futuro ruolo di regina consorte di Edoardo. Attraverso l'inviolabile possesso di Maria come sua sposa, Edoardo avrebbe ottenuto la corona scozzese.
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Gli scozzesi, però, avevano capito benissimo l'antifona. Benché in un primo tempo avessero firmato il trattato di Greenwich, accettando i termini di Enrico VIII, presto lo avevano stracciato. Un Enrico VIII livido di rabbia aveva mosso di nuovo guerra alla Scozia, stavolta ordinando ai suoi generali di non mostrare pietà. Erano subito seguiti stupri, saccheggi e razzie. I soldati inglesi avevano bruciato e raso al suolo interi villaggi, intorno a Edimburgo.
In realtà, l'obiettivo di Enrico VIII era immutato: benché il massacro avesse lo scopo di punire gli scozzesi, egli sperava anche di costringerli, con il mero terrore, a consegnargli la giovane regina.
Gli storici chiamano quegli anni pericolosi «il corteggiamento brutale»; di fatto, fu la più violenta delle seduzioni. Quando, nel 1547, Enrico VIII morì, la carneficina continuò anche sotto suo figlio Edoardo VI, il re bambino protestante. Devota cattolica, Maria di Guisa non sopportava l'idea che sua figlia cadesse in mano ai protestanti, né sopportava che cedesse la corona di sovrana agli inglesi. Quando, nell'inverno del 1548, l'esercito inglese si avvicinò sempre più a Edimburgo, la reggente cominciò a studiare un piano per far fuggire la figlia dalla Scozia.
Pensò alla Francia. Fondata sul comune odio per gli inglesi, la «Auld Alliance», l'antica alleanza tra Scozia e Francia, durava da generazioni. Maria di Guisa aveva sposato Giacomo V in riconoscimento di quell'amicizia; ora chiedeva a Enrico II di Francia di proteggere sua figlia. I termini dell'accordo che i francesi proposero furono straordinariamente simili a quelli inglesi: in cambio dell'intervento militare francese contro Edoardo VI, Maria sarebbe stata allevata alla corte francese e, a tempo debito, avrebbe sposato il figlio ed erede di Enrico II, il delfino Francesco.
Chiaramente, anche Enrico II di Valois stava conducendo, a suo modo, un «corteggiamento coercitivo». Tuttavia, i termini da lui proposti soddisfecero Maria di Guisa, innanzitutto perché i francesi erano cattolici. Diversamente dagli inglesi, essi promisero di rispettare la sovranità sulla Scozia della giovane Stuarda: la bambina avrebbe conservato la corona sovrana. Particolare più importante di tutti, la Francia era la patria di Maria di Guisa, che era sicura di come i suoi genitori, il duca e la duchessa di Guisa, si sarebbero presi cura di Maria. Più che in qualsiasi alleanza politica, aveva fiducia nella propria famiglia.
Così firmò l'accordo con la Francia. Il 31 luglio, Maria Stuarda, pronta a sfidare il mare in tempesta, salì su un veliero in compagnia di Louis de Brézé, le bambinaie e la governante scozzesi, un pugno di cortigiani e un gruppo di amichette.






