Era una maschera triplice, triforme, con tre volti su una testa sola, le cui origini erano in realtà molto antiche, pagane certamente, ma per nulla negative. Numerose divinità solari e onniscienti, venerate fra i Celti e nella Gallia romana, venivano difatti rappresentate con tre teste o tre facce evocative dell'infinito potere di quelle entità superiori, dalle sensibilità aumentate, capaci di ricordare il passato, percepire il presente e prevedere il futuro. Sono in tal senso esemplari gli altari frammentari rinvenuti alla fine del XIX secolo vicino a Reims, caratterizzati sulla fronte principale dal volto triforme dell'essere supremo. Divinità tricefale erano note anche nelle regioni balcaniche, tra gli Slavi del Baltico, nella Grecia ellenistica, in un'area vastissima dal Mar Nero al Mare del Nord; e poi in Asia centrale, dal Caucaso all'India sino al Giappone.
La prima cantica della Commedia di Dante, le cui copie manoscritte venivano diffuse già a partire dal 1313, contribuì davvero enormemente alla diffusione figurativa del diavolo a tre facce, capace di dilaniare con le sue bocche voraci tre malcapitati insieme. Così come incisero notevolmente sulle successive rappresentazioni di Satana, sulla scia di un processo in realtà già in atto in Occidente a partire dall'XI secolo, le dimensioni straordinarie dell'orrendo Lucifero dantesco: gigantesco congegno animato dall'odio ma gravato dal peccato e dalla disperazione, testimonianza permanente di una rabbia sovrumana quanto impotente e drammatica parodia del Dio unico e triplice inutilmente sfidato nel tentativo vano di eguagliarne la gloria immensa.