La leggenda riportata da Plinio narra che molti secoli prima, sul litorale dell'odierno Israele fossero sbarcati alcuni marinai; erano fenici, i più grandi mercanti dell'antichità, e stavano importando blocchi di natron, un minerale ricco di sodio (è per via del natron che il simbolo chimico del sodio è Na) all'epoca usato come sapone.
La notte accesero un fuoco sulla spiaggia per preparare la cena; non sapendo dove appoggiare le pentole, usarono alcuni blocchi di natron. Appena le fiamme li scaldarono, successe qualcosa di straordinario: «accesi e mescolati con la sabbia della spiaggia, diedero origine a rigagnoli lucenti di un liquido ignoto: questa sarebbe stata l'origine del vetro».
Ciò che rende difficile la fabbricazione di questo materiale è che la componente principale della sabbia, la silice (diossido di silicio), fonde a una temperatura altissima, superiore ai 1.700 °C, molto più alta dunque di quella raggiunta da un falò o da una fornace primitiva. Tuttavia, aggiungendo alla miscela un cosiddetto «fondente», la silice riesce a fondere a temperature sensibilmente più basse. Anzi, utilizzando il fondente giusto non solo si abbassa la temperatura di fusione della silice, ma vengono raccolte tutte le impurità del vetro, migliorando la qualità del prodotto finale.
Per quanto l'aneddoto riportato da Plinio possa sembrare falso, alcuni dettagli appaiono verosimili, a partire dall'ambientazione. Stando a quanto racconta, tutto avvenne nei pressi della foce del fiume Belus, l'odierno Na'aman. Indagini recenti hanno mostrato che nell'area in cui il Na'aman sfocia nella baia di Haifa la sabbia è costituita per 80% da silice e per il resto da frammenti di conchiglie e calcare. Le impurità sono quindi molto inferiori a quelle generalmente presenti nelle sabbie costiere.












