Il valore regale dell’umiltà: come Francesco insegnava la dignità del mendicare

Il valore regale dell’umiltà: come Francesco insegnava la dignità del mendicare

Per Francesco chiedere l'elemosina non era vergogna ma onore. Lo dimostrava con gesti radicali: portava la bisaccia dei frati, usciva a mendicare durante i pranzi dei nobili e distribuiva il poco raccolto come dono sacro. Così provocava, educava e richiamava l'Ordine alla sua vocazione originaria.

Una volta, un frate tornava da Assisi alla Porziuncola con l'elemosina che aveva raccolto, e cominciò a lodare gioiosamente Dio ad alta voce. Sentendolo, Francesco gli uscì incontro felice e gli baciò la spalla a cui portava appesa la bisaccia, gliela tolse e la portò lui stesso in spalla fino a casa, e disse agli altri: è così che voglio che i frati vadano e tornino dall'elemosina, allegri e contenti.

Mendicare aveva per lui, è evidente, un valore al tempo stesso simbolico e pedagogico, forse più di qualsiasi altra pratica penitenziale. Se all'inizio era stato un modo per umiliarsi e ridursi al livello degli emarginati, disprezzati e scansati da tutti, col tempo divenne un motivo d'orgoglio. Insegnava che chiedere l'elemosina è la cosa più nobile, degna e cortese che si possa fare, e non solo agli occhi di Dio, ma agli occhi del mondo, giacché chi fa l'elemosina ai poveri deve pur sapere che in cielo la riavrà indietro moltiplicata. Quando era ospitato e invitato a pranzo da qualche fedele nobile e ricco anche se sapeva che l'ospite aveva preparato da mangiare in abbondanza, all'ora di pranzo lui usciva a chiedere l'elemosina: per dare il buon esempio, ma anche per la nobiltà e la dignità di Madonna Povertà. Chi l'aveva invitato ci rimaneva male, ma Francesco era spietato: "Io non voglio rinunciare alla mia dignità regale", gli diceva in faccia, "al patrimonio e alla vocazione e professione di fede mia e dei frati minori, cioè chiedere l'elemosina, anche se non dovessi portare più di tre elemosine, perché voglio fare il mio dovere".

Fece la stessa cosa anche quella volta che era ospite dal cardinale vescovo di Ostia: all'ora di pranzo uscì di nascosto a mendicare, e quando tornò il vescovo era già a tavola e stava mangiando, anche perché aveva invitato certi cavalieri suoi parenti. San Francesco posò l'elemosina sul tavolo e si sedette accanto al vescovo, che a pranzo lo voleva sempre vicino a sé. Il vescovo si vergognò un po', ma non disse nulla, per via degli altri invitati. Francesco mangiò un poco, poi distribuì le elemosine dando un pezzetto a ognuno dei cavalieri e dei cappellani del vescovo. Tutti ricevettero devotamente la loro elemosina, scoprendosi il capo; qualcuno la mangiò, altri la tennero da parte come ricordo.

Dopo pranzo il vescovo condusse Francesco nella propria camera, lo abbracciò e gli chiese, in tono allegro ma con velato rimprovero: "Perché, fratel mio semplicione, mi hai fatto questa vergogna, che in casa mia, che è la casa dei tuoi frati, sei andato a mendicare?". Francesco gli rispose che anzi, gli aveva fatto onore; e poi si concesse una tirata contro quei frati che si vergognano e non si degnano di mendicare: ce ne sono e ce ne saranno, profetizzò, ed è mio dovere dare l'esempio e insegnare che costoro non hanno scuse, né in questo mondo né davanti a Dio.

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