Il pensiero di Vittorio Alfieri

Il pensiero di Vittorio Alfieri

Verso la fine del ‘700 si sviluppano due importanti correnti: neoclassicismo e preromanticismo;

..quest’ultima fu una corrente che comincia a mettere in discussione l’uso della ragione, perché ci si era resi conto che non era avvenuto alcun cambiamento: la letteratura allora dà più valore al singolo, all’individuo, del quale si sofferma sul sentimenti, sul senso della vita, sul senso della morte e del dolore: si indaga su zone inesplorate dell’uomo.

Vittorio Alfieri, per certi aspetti, può essere considerato illuminista, per altri preannuncia temi, idee e situazioni preromantiche.



Trama di Mirra di Alfieri



Le basi della formazione intellettuale di Alfieri sono ancora decisamente illuministiche, sensistiche: gli autori che egli aveva letto nella sua giovinezza furono Montesquieu, Voltaire, Rousseau. Egli non approda ad una diversa prospettiva ideologica, anche perché non possiede una solida cultura filosofica e neppure un’attitudine ad una rigorosa riflessione in tal senso. Ma, nei confronti di quella cultura del secolo, prova una sorda, confusa insofferenza.



Appunti su Alfieri e Parini



Innanzitutto egli ripugna il culto della scienza: il freddo razionalismo scientifico per lui soffoca quella emotività passionale in cui egli ritiene consista la vera essenza dell’uomo e spegne anche il fervore dell’immaginazione, da cui solo può nascere la poesia. L’Illuminismo aveva anch’esso rivalutato l’importanza del mondo passionale, ma la filosofia dei “lumi” mirava ad un’equilibrata regolamentazione razionale della vita passionale ed affidava alla ragione un’ineliminabile funzione di guida e direzione degli impulsi profondi. Alfieri, invece, si ribella decisamente a questo controllo razionale, a questa pacata misura, ed esalta la dismisura, la passionalità sfrenata, senza limiti, condotta all’estremo.



Tesina approfondita su Alfieri