Il mostro nella letteratura: tema svolto

Il mostro nella letteratura: tema svolto

Il primo mostro letterario compare nel salmo 138 al v. 16 della Bibbia. Nel testo sacro si narra di due uomini: Golen o automa e Adam, che invece ricevette il soffio divino

Idea ossimorica della mostruosità sono gli angeli ribelli di cui parla Dante nella sua opera “Divina Commedia”. Il professore afferma che essi sono “…la perfezione e l’imperfezione perfetta”. Gli angeli sono per consuetudine esseri bellissimi, ma nell’opera dantesca diventano spaventosi  in seguito alla cacciata dal Paradiso. La loro mostruosità si avvicina alla dimensione dell’umanità, prendendo forme umane, anche se con ambiguità.
L’insegnante ha poi parlato del leviatano, un mostro marino appartenente ad un mondo sconosciuto all’uomo. Immagine simile si riscontra nel romanzo di Herman Melville “Moby Dick” in cui viene raccontata la sottomissione dell’uomo alla balena bianca.
Nel libro di Giona invece la balena diventa buona, difatti inghiotte il protagonista per poi lasciarlo libero su una spiaggia.
Anche gli animali preistorici, per forma e dimensioni, incutono nell’uomo una paura irrazionale. Proprio per questo film come “Jurassic Park” o come il recentissimo “Dinosauri” hanno avuto un successo clamoroso.
Ma qual è  l’idea di mostruosità contenuta nell’opera di Dante?
Il poeta indica la bestialità umana utilizzando la figura delle tre fiere: la lonza come simbolo di lussuria, il leone di superbia e la lupa di cupidigia. Ciò che sconvolge il lettore è la descrizione degli animaleschi rapporti sessuali che la lonza intrattiene con numerosi soggetti.
Nel terzo canto l’attenzione del lettore è attratta dall’iscrizione sulla porta dell’Inferno che suscita un senso di preoccupazione e paura.
Il primo mostro che vi incontriamo è Caronte, navigatore dagli occhi di fuoco.
Egli trasporta le anime da una sponda all’altra del fiume Acheronte e, ad ogni suo passaggio, intimidisce gli ignavi.
La fine del canto descrive una luce rossastra che ricollega alla memoria gli occhi di Caronte: Dante, infatti, guardandola si spaventa e sviene, risvegliandosi poi nel più tranquillo sfondo del quarto canto.

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