Il dolo omissivo: diritto civile

Il dolo omissivo: diritto civile

può determinare l'annullamento del contrattoquando l'inerzia di uno dei contraenti s'inserisce in un comportamento preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l'inganno

il semplice silenzio, che si sia limitato a non contrastare la percezione della realtà alla quale sia pervenuto l'altro contraente, non costituisce causa invalidante del contratto. È quanto afferma la seconda sezione civile della Cassazione con la sentenza 5549/05.
La vicenda
Un uomo aveva effettuato a favore della nuora la donazione indiretta di un appartamento tramite pagamento del prezzo all'atto della vendita. Successivamente, in seguito alla separazione tra la donna e il figlio del donante, l'ex suocero aveva chiesto l'annullamento dell'atto di liberalità, asserendo che la donna gli aveva nascosto l'intenzione di separarsi dal figlio, circostanza che - se conosciuta - non lo avrebbe mai spinto all'attribuzione de qua. In primo grado il Tribunale aveva accolto la domanda di annullamento della donazione, condannando la convenuta a trasferire all'attore la proprietà dell'immobile; in secondo grado, invece, la Corte d'appello non aveva ritenuto sussistente alcuna causa di annullamento, con decisione confermata dai giudici di legittimità, che rigettavano il ricorso.
Lo status quaestionis. Viene in rilievo la tematica dei vizi del consenso, in specie l'ipotesi del dolo omissivo quale causa di annullamento del contratto. Dal punto di vista sistematico, gli elementi che connotano il dolo rispetto gli altri vizi, la violenza e l'errore, sono individuati dagli articoli 1439 e 1440 Cc, che richiedono: l'inganno, la sua imputabilità all'altro contraente, il nesso eziologico tra l'inganno e il contenuto contrattuale, la totale estraneità del regolamento negoziale all'effettiva volontà del contraente leso. Quest'ultimo dato consiste nel cosiddetto "dolo determinante", causam dans, avente effetto invalidante; diversamente il dolo incidente, ovvero il caso della parziale estraneità del contenuto contrattuale, è previsto all'articolo 1440 Cc, che commina solo un effetto risarcitorio in questa differente e meno grave ipotesi.
Ciò posto, la questione prospettata in sede di ricorso ai giudici di legittimità attiene essenzialmente all'applicabilità al caso de quo dell'articolo 1439 Cc, sotto il profilo del mezzo con il quale viene attuato l'inganno. Tale problematica non appare di agevole soluzione per l'interprete, poiché la definizione legislativa sembra richiamare solo una condotta commissiva, ovvero gli artifizi e i raggiri; del resto, secondo l'insegnamento tradizionale mutuato dal diritto romano, è dolo "omnis calliditas, fallacia, machinatio ad circumveniendum, fallendum, decipiendum, alterum adibita" (Labeone, Digesto, 4, 3, 1, 2).