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I sommersi e i salvati: recensione

I sommersi e i salvati: recensione

L’opera letteraria composta Primo Levi inizia narrando le deposizioni di persone che smentiscono la realtà

... e gli orrori avvenuti in precedenza all’interno dei lager tedeschi. I militari e comandanti dei campi di concentramento vollero cercare in ogni modo di rimuovere e sopprimere qualsiasi dimostrazione e documento che comprovasse le ripugnanze che avvenivano all’interno dei lager.     
Primo Levi descrive quindi nella prefazione tutto ciò che volevano nascondere i nazisti e che molto probabilmente il popolo della Germania era al corrente di ciò che avveniva all’interno dei lager senza però mai indagare fino in fondo, analizzando testimonianze, la memoria delle vittime e dei carnefici, le paure e le conseguenze dei superstiti.    
All’interno del primo capitolo, intitolato La memoria dell’offesa, l’autore descrive la memoria dell’essere umano, essa viene considerata ingannevole, non veritiera perché può venire cancellata, rimossa oppure modificata da idee altrui, pregiudizi e da pensieri sentiti da qualcun altro o letti su un giornale. Viene però distinta la memoria di coloro che soffrono e subiscono i soprusi dalla memoria di coloro che creano danni e violenze verso altre persone, mentre questi ultimi possono rimuovere le azioni compiute, le persone che invece subiscono violenze non potranno cancellare facilmente ciò che è successo anzi potrebbero avere delle conseguenze psicologiche importanti nel futuro.     
Nella seconda parte del libro dal nome La zona grigia, viene descritto lo sterminio che i tedeschi volevano attuare che non era solo fisico ma anche psicologico, nella zona grigia vi erano le persone considerate privilegiate all’interno dei lager tedeschi. In questa zona grigia possiamo ricordare le persone che erano vittime ma che allo stesso erano complici poiché erano da considerarsi gli addetti delle camere a gas.    
Nella terza parte del libro, intitolata La vergogna, invece viene analizzata la vergogna provata da coloro che non hanno vissuto la liberazione come una vera e propria gioia ma sentendosi in colpa, vergognandosi di ciò che avevano subito dai nazisti., sono stati salvati, liberati che ce l’hanno fatta e sono sopravvissuti, un numero esiguo rispetto al numero enorme di milioni di vittime che purtroppo sono state meno fortunate e non ce l’hanno fatta, questa è la vergogna di coloro che sono riusciti a liberarsi dai campi di concentramento.    
Nel quarto capitolo viene descritta la difficoltà provata dalle persone che non parlavano la lingua tedesca nel comprendere la lingua con cui venivano quotidianamente affrontati, da qui il titolo Comunicare, vissuta dai prigionieri come una ulteriore mortificazione. Un’osservazione fatta da Primo Levi era che ogni lager aveva poi un proprio linguaggio tedesco, un lingua tedesca molto più stretta come fosse un vero e proprio dialetto parlato in quel determinato lager.

 
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