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Hanna Arendt, Le origini del totalitarismo: riassunto

Hanna Arendt, Le origini del totalitarismo: riassunto

filosofa tedesca ed ebrea molto importante del 900

Hannah studiò filosofia e venne a contatto con Heidegger. Ne era affascinata e iniziarono una relazione, ma se ne allontana quando scopre le sue simpatie naziste. Essendo ebrea non può né studiare né insegnare per le leggi naziste e deve lasciare la Germania. Per un po' è apolide, poi diviene statunitense.
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Le origini del totalitarismo. Si tratta di un saggio che venne in alcuni casi criticato per incoerenze ed imprecisioni, soprattutto quando parla del Fascismo.
La Arendt aveva infatti considerato totalitarismi solo il nazismo e lo stalinismo, mentre secondo quest’ultima il fascismo non poteva essere ritenuto tale perché non aveva la foga e la violenza razzista degli altri due.
Quando parla del Fascismo usa termini impropri e ne svilisce alcuni aspetti autoritari, per lei la sua vocazione totalitaria è data solo dalle leggi razziali del 1938.
Il libro è strutturato in tre parti, in cui fa un excursus storico parlando di:
1.   Antisemitismo nella storia
2.    Imperialismo che alimenta la vocazione al totalitarismo
3.    Totalitarismo.
Il termine totalitarismo sale alla ribalta con la Arendt che vuole sottolineare la novità di questo regime, prodotto dell’età moderna e della società di massa. Essa, difatti, cerca un capo, ma paradossalmente non riesce a trovarlo nei partiti di massa.
La società di massa viene controllata con:
-    Mezzi di comunicazione di massa
-    Tempo libero (partito fascista occupa tutti gli spazi, “Balilla”, cinema, scuola).
Hannah Arendt scrive questo libro subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo finisce nel 1949 e lo pubblica nel 1951, quando lo stalinismo era ancora vivo.
Per questo motivo la sinistra italiana accoglie in modo sfavorevole il libro perché equipara due sistemi che dal loro punto di vista erano opposti. Essa invece spiega che nazismo e stalinismo sono differenti in approccio (differente ideologia, i nazisti puntavano al perfezionamento della natura e avevano matrice storicista con Darwin, mentre lo stalinismo aveva una matrice storicista con tesi antitesi e sintesi legate dall’economia e dava importanza alla sacralizzazione del capo), ma hanno esiti simili.
In Italia venne tradotto più tardi perché gli intellettuali di sinistra non potevano accettarlo, in tempi di Guerra Fredda.
Sottolineiamo alcuni aspetti importanti del fascismo che la Arendt ha tralasciato:
- Culto del capo (duce)
- Controllo totale
-  Credere, ubbidire e combattere
- “me ne frego”: disprezzo per la morale comune.
La banalità del male. Hannah Arendt segue il processo di Eichmann in Israele. Vi notiamo una forma di straniamento. Il totalitarismo vuole conquistare la coscienza dei cittadini facendogli credere in una religione dello Stato, una religione laica.

 
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