Per molto tempo, l'eccesso alimentare è stato il segno di una posizione sociale privilegiata, mentre la magrezza lo è stata di povertà, deprivazione e anche malattia. Nelle corti medievali, il cavaliere doveva essere vigoroso, possente, grasso ma non troppo. Il peso non veniva stigmatizzato di per sé, a meno che non si fosse in presenza di un "troppo grasso", di un'abnormità talmente evidente da sconfinare nel mostruoso e nell'inadatto: ad esempio, il peso non doveva essere tale da rendere impossibile salire a cavallo e combattere. Con il Rinascimento, le cose iniziano a cambiare, perché se la magrezza è ancora stigmatizzata come espressione di malattia e povertà, la grassezza lo diventa di pigrizia, lentezza: quello, del resto, è il periodo della celebrazione della vita attiva, dell'uomo laborioso, veloce.
Tra il Sei e il Settecento si diffondono pratiche e strumenti di compressione delle morbidezze sotto gli abiti femminili: corsetti, busti, cinture, lacci e apparecchi di modellamento e snellimento visivo. È in particolare sul corpo femminile che inizia a mutare il giudizio sul grasso: se quello maschile può essere ingombrante, quello femminile, già dai tempi delle corti medievali, è bene che sia gracile e leggero. È solo nell'Ottocento che anche i fisici maschili si devono modellare con cinture, gilet e abiti che stringono la vita. Il corpo molle e pingue va tonificato, rinvigorito perché segno di inefficienza, inattività. Saponi, pastiglie, bagni freddi e perfino l'elettricità servono a tonificare, stimolare i muscoli e riattivare la nervatura.
E così le pance grasse dei borghesi, degli intellettuali, dei politici diventano oggetto di caricature e vignette satiriche. Il grasso si fa stigma sociale e oggetto di scherno politico. È in quel secolo che il grasso cambia definitivamente di significato e, con la progressiva democratizzazione del cibo, è la magrezza a diventare espressione dell'élite, mentre l'abitudine di mangiare molto si trasforma in una pratica popolare (prima della piccola borghesia, poi di proletari e contadini). Si assiste a un'inversione delle pratiche di consumo del cibo e delle corrispettive categorie estetiche (bellezza/bruttezza) e socio-economiche (ricchezza/povertà): per differenziarsi, le classi elevate della società mettono in atto comportamenti alimentari opposti a quelli delle classi ritenute inferiori e diffondono nuovi canoni di bellezza. Forme del corpo e forme dell'organizzazione socio-economica entrano in stretto rapporto di significazione.
Statua del capo scultore Bak, da el-Amarna, XVIII dinastia
L'importanza storico-artistica di Bak non risiede solo nel fatto di avere elaborato l'enigmatico canone rappresentativo amarniano ma anche di essersi ...