Goebbels e la costruzione della verità: linguaggio, menzogna e potere

Goebbels e la costruzione della verità: linguaggio, menzogna e potere

Goebbels creò il monopolio nazionale delle notizie, un sistema centralizzato della pubblica informazione, e anno dopo anno inondò la società germanica — e non solo — con uno tsunami di verità artefatte e menzogne conclamate, plasmando un secolo fa molti dei pregiudizi razzisti ancora oggi radicati nell'opinione pubblica internazionale

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la situazione ideale sarà quella di una stampa così bene organizzata da essere un pianoforte su cui il governo potrà suonare per influenzare le masse
Joseph Goebbels, 16 marzo 1933

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È tra i luoghi comuni più condivisi della storia e della politica: Joseph Goebbels è stato uno dei maestri assoluti della propaganda. Di quella, però, deve essere sempre precisato, più bugiarda e ingannatrice. L'etichetta che si accosta al ministro nazista, del resto, prima descrive la sua grandiosa arte oratoria, ma subito dopo la spiega come unicamente tesa al condizionamento del popolo: un'instancabile opera per influenzare e ottenebrare i tedeschi. 

Goebbels ammise in diverse occasioni, e pubblicamente, le strategie e le tattiche del suo lavoro, dichiarandone candidamente l'obiettivo: entrare nelle teste delle persone. A prescindere dalla verità e a qualunque costo. Se ne vantava, anzi invitava ogni nazista a procedere sul medesimo piano.

Uno Stato moderno, democratico o autoritario, non può resistere alle forze sotterranee dell'anarchia e del caos senza propaganda. Non si tratta solo di fare la cosa giusta. La gente deve capire che la cosa giusta è la cosa giusta. La propaganda include tutto ciò che aiuta le persone a rendersene conto.

Il ministro nazista aveva idee chiare: la propaganda doveva «cambiare il pensiero della gente» e per questo doveva essere «una pratica attiva e rivoluzionaria». Doveva possedere caratteristiche precise per assolvere a tale compito: doveva «parlare la lingua del popolo» ed «essere compresa dalla gente». «La sua arte creativa» doveva spiegare «eventi e fatti complicati in un modo così semplice da essere compresa dall'uomo della strada: non c'è nulla che la gente non possa capire».

Nel suo discorso di Norimberga Goebbels formulò, con glaciale franchezza, il suo concetto:

La propaganda è un mezzo per raggiungere un fine, il suo scopo è quello di far sì che il popolo capisca e quindi si dedichi volontariamente e senza resistenza ai compiti e agli obiettivi di una leadership superiore.

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Quando eravamo all'opposizione la propaganda è stata la nostra lama più tagliente per conquistare lo Stato e oggi resta la nostra arma più affilata per difendere e costruire lo Stato. Abbiamo conquistato il popolo con la propaganda e oggi dobbiamo insistere perché senza il popolo perderemmo il potere.

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Gli addetti alla propaganda devono raggiungere il mondo delle grandi masse e tirare fuori i loro desideri e le loro speranze: il propagandista efficace deve essere un maestro dell'arte della parola, della scrittura, del giornalismo, del manifesto e del volantino. Deve saper influenzare la stampa, il cinema e la radio per servire le sue idee e i suoi obiettivi.

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