Gli esami antropometrici erano già di per sé terribili, ma l'esperimento più traumatico a cui Vera sarebbe stata sottoposta doveva ancora arrivare. Fu rinchiusa da sola in una stanza. Sulle pareti c'erano degli scaffali pieni di organi e pezzi di corpi umani conservati in barattoli di vetro: orecchie, nasi e persino il pene di un bambino piccolo. Vera sentí che qualcuno la osservava. Quando si voltò, notò di colpo un altro scaffale, colmo di occhi conservati in formalina. Occhi di ogni colore: azzurri, verdi, castani. La fissavano. Lo shock fu tale che Vera cadde a terra. Nonostante fosse così piccola, aveva subito capito che quegli occhi erano stati strappati ad altri prigionieri. Sarebbe stata lei la prossima? Il suo corpo cominciò a tremare finché Mengele entrò nella stanza, la sollevò da terra, la mise su un lettino e le instillò un liquido negli occhi. Quando ebbe finito, gridò: «Fuori!» Vera scappò via di corsa e si rifugiò tra le braccia della madre, che la stava aspettando.
Questo esperimento era un tentativo di cambiare il colore dell'iride di bambini e neonati usando sostanze chimiche. Gli esperimenti provocavano arrossamento, gonfiore e infezioni oculari. La dottoressa austriaca Ella Lingens, che lavorò con Mengele, raccontò che una neonata di nome Dagmar morì dopo aver ricevuto iniezioni volte a rendere i suoi occhi azzurri. Romualda Ciesielska, una prigioniera responsabile del blocco dei bambini a Birkenau, dichiarò che Mengele ne aveva selezionati trentasei per questo esperimento. Soffrirono dolori terribili e uno di loro rischiò di diventare cieco.
Negli anni Trenta si credeva che ormoni o enzimi potessero svolgere un ruolo nello sviluppo della pigmentazione degli occhi. L'ipotesi era che il gene responsabile agisse tramite una sostanza mediatrice, inducendo la formazione di pigmento. Gli esperimenti di Mengele cercavano di indagare l'influenza dei fattori esterni sulla determinazione genetica del colore degli occhi. Questa ricerca era particolarmente importante durante il regime nazista, poiché la struttura e la tonalità dell'iride erano utilizzate nei già menzionati rapporti razziali e potevano determinare se una persona avesse origini ariane o ebraiche. Mengele non lavorava da solo. Era in diretto contatto con Berlino.











