Settant'anni più tardi entrambi i Paesi, dopo aver sperimentato trasformazioni radicali dell'alimentazione e dello stile di vita, hanno guadagnato in media oltre vent'anni di vita, anche se il Giappone ha circa un anno di vantaggio: 84,67 contro 83,61. E nell'Unione Europea le aspettative di vita più elevate erano, nel 2020, quelle registrate in Spagna, Svezia e Italia, tutte di 82,4 anni. La Francia era marginalmente più indietro, con 82,3 anni, ma era al primo posto per longevità delle donne (85,3), davanti alla Spagna (85,1) e all'Italia (84,7), mentre la Svezia poteva vantare il primato maschile (80,7) in confronto all'80,1 per l'Italia e ai 79,7 anni per la Spagna.
E ciò nonostante al significativo allungamento della vita verificatosi in Spagna si sia accompagnata una trasformazione delle abitudini alimentari straordinariamente rapida e di rara portata, incentrata su un cambiamento spesso ritenuto non auspicabile. Una rivoluzione nei costumi che ha avuto inizio negli anni Sessanta, con un'accelerazione nel 1975 dopo la morte di Franco e un'altra nel 1986 con l'ingresso nell'Unione Europea. Tra il 1960 e il 2000, la disponibilità di carne per abitante in Spagna è quasi quadruplicata, quella di grassi (saturi) animali triplicata e il consumo di latticini è cresciuto di un quarto, mentre è calato il consumo di olio di oliva e di cereali, così come quello di vino, che vanta presunte proprietà cardioprotettive. L'incremento del consumo di carne è stato così rapido e consistente che, alla fine del XX secolo, la Spagna era il Paese dell'Unione Europea che ne consumava la maggiore quantità, con una disponibilità media (in termini di peso carcassa) per abitante superiore ai 110 chili all'anno - in confronto ai, rispettivamente, 100, 80 e 70 chili annui di nazioni tradizionalmente consumatrici di prodotti animali come la Francia, la Germania e la Danimarca.
La spiegazione più convincente di questo risultato paradossale si concentra su una combinazione di fattori, tra cui rientra un maggiore consumo di pesce e frutta e, soprattutto, un migliore accesso alla medicina preventiva e una riduzione del vizio del fumo. Gli studi più recenti mostrano che il tasso di diminuzione della mortalità per patologie cardiovascolari in Spagna è rallentato, passando, dal -3,7 per cento (per gli uomini) e dal -4,0 per cento (per le donne), nel periodo compreso tra il 1999 e il 2013, al -1,7 per cento e al -2,2 per cento nel periodo successivo al 2013. Un simile sviluppo è in linea con il rallentamento registrato in altri Paesi ricchi, e la spiegazione più probabile va ritrovata nel fatto che gli attuali, elevatissimi, livelli di longevità si avvicinano a quelli massimi previsti di aspettativa di vita per una popolazione.
La Cina offre un esempio ancora più lampante - e su scala ancora maggiore - di una radicale transizione alimentare caratterizzata da aumenti significativi della disponibilità di carne e grassi saturi per abitante, accompagnata da una crescita costante dell'aspettativa di vita media. Tra il 1970 e il 2020, la disponibilità di carne nel Paese è cresciuta di quasi otto volte, e in molte città oggi si avvicina ai livelli europei. Al centro di questo incremento sta la tradizionale predilezione per la (spesso molto grassa) carne di maiale, ed ecco così che nel giro di mezzo secolo la disponibilità di grassi animali è quasi quadruplicata, mentre l'aspettativa di vita media è cresciuta da 60 a 77 anni, avvicinandosi alla media statunitense di 78,8 anni registrata nel 2019 prima della pandemia da Covid-19.







