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Gellio, Notti attiche: Liber 5, 1-3

Gellio, Notti attiche: Liber 5, 1-3

Latino: dall'autore Gellio, opera Notti attiche parte Liber 5, 1-3

[I] Quod Musonius philosophus reprehendit inprobavitque laudari philosophum disserentem a vociferantibus et in laudando gestientibus [I] Il fatto che il filosofo Musonio criticò e rimproverò che un filosofo che discuteva fosse lodato da quelli che vociferavano e che gesticolavano nel lodare
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Musonium philosophum solitum accepimus abbiamo appreso essere solito il filosofo Musonio
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"Cum philosophus" inquit "hortatur, monet, suadet, obiurgat aliudve quid disciplinarum disserit, tum, qui audiunt, si de summo et soluto pectore obvias vulgatasque laudes effutiunt, si clamitant etiam, si gestiunt, si vocum eius festivitatibus, si modulis verborum, si quibusdam quasi fritamentis orationis moventur, exagitantur et gestiunt, tum scias et qui dicit et qui audiunt frustra esse neque illi philosophum loqui, sed tibicinem canere "Quando un filosofo esorta-dice-, ammonisce, convince, rimprovera o discute qualcos'altro delle discipline, allora, quelli che ascoltano, se emettono dal sommo e libero petto elogi volgari e banali, se gridano anche, se gesticolano, se sono mossi dalle allegrie delle voci, se dalle modulazioni delle parole, se quasi da alcune fioriture del discorso, sono agitati e gesticolano, sappi allora farsi inutilmente sia chi parla sia quelli che ascoltano né parlare a quello un filosofo, ma suonare un flauto
[2] Animus" inquit "audientis philosophum, dum, quae dicuntur, utilia ac salubria sunt et errorum atque vitiorum medicinas ferunt, laxamentum atque otium prolixe profuseque laudandi non habet [2] "L'animo - dice - di chi ascolta un filosofo, mentre sono dette quelle cose che sono utili e valide e suggeriscono i rimedi di errori e mali, non ha lo spazio e la calma di elogiare lungamente ed ampiamente
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[3] Quisquis ille est, qui audit, nisi ille est plane deperditus, inter ipsam philosophi orationem et perhorrescat necesse est et pudeat tacitus et paeniteat et gaudeat et admiretur, [4] varios adeo vultus disparilesque sensus gerat, proinde ut eum conscientiamque eius adfecerit utrarumque animi partium aut sincerarum aut aegrarum philosophi pertractatio [3] Chiunque sia quello, che ascolta, se non è completamente scellerato, durante lo stesso discorso del filosofo sia è necessario si sgomenti sia silenzioso si vergogni sia si penta sia gioisca e ammiri, [4] mostri quindi varie e diverse espressioni del volto, secondo come il discorso del filosofo abbia toccato lui e la sua coscienza ed entrambe le parti dell'animo o sane o malate"
" [5] Praeterea dicebat magnam laudem non abesse ab admiratione, admirationem autem, quae maxima est, non verba parere, sed silentium [5] Inoltre diceva che una grande lode non si discosta dall'ammirazione, che l'ammirazione poi, quella che è massima, non esprime parole, ma silenzio
[6] "Idcirco" inquit "poetarum sapientissimus auditores illos Vlixi labores suos inlustrissime narrantis, ubi loquendi finis factus, non exsultare nec strepere nec vociferari facit, sed consiluisse universos dicit quasi attonitos et obstupidos delenimentis aurium ad origines usque vocis permanantibus: hos phato; toi d'ara pantes aken egenonto siopei, kelethmoi d'eschonto kata megara skioenta [6] "Pertanto - dice- il più saggio dei poeti sostiene che quegli uditori di Ulisse che racconta le sue imprese molto chiaramente, quando era giunta la fine del racconto, non s'agitavano né strepitavano né urlarono, ma dice che tutti avevano taciuto quasi attoniti e stupiti per le delizie delle orecchie che penetravano fino alle origini della voce: così parlava; tutti restarono muti in silenzio, vinti dal fascino nella sala ombrosa
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