Fontamara, Ignazio Silone

Fontamara, Ignazio Silone

La vicenda di Fontamara si sgrana in 10 capitoli di ampiezza irregolare preceduti da una prefazione

svolta dall'autore sotto forma di intervento diretto che sintetizza i nuclei tematici, le strutture narrative e gli strumenti linguistici adoperati. Nella prefazione sono indicati, inoltre, la collocazione geografica, i connotati topografici, la genesi sociale, le peculiarità della vita e del costume, che fanno di Fontamara l'emblema del meridione di tutto il mondo: Fontamara somiglia dunque, per molti lati, a ogni villaggio meridionale […] Affiorano gli aspetti più drammatici del mondo contadino meridionale, in cui i cafoni risultano inchiodati ad una condizione di massa indistinta assuefatta al dolore e al sopruso. I fontamaresi sono vincolati da un feudale codice di vassallaggio che sembra impossibile sovvertire a causa dell'immobilismo da tempo immemorabile, di frustrazioni, di mortificazioni fisiche, di lotte estenuanti per la sopravvivenza contro l'aridità della terra e l'inclemenza del tempo. Il prosciugamento del lago Fucino ha favorito la gestione latifondista dei Torlonia, ha reso più fertili i terreni meno montuosi; ma ha danneggiato le poche risorse agricole dei monti vicini a causa dell'abbassamento della temperatura. Il romanzo, insomma, fin dalle prime pagine denuncia la situazione di masse contadine emarginate; e tre di loro costruiscono la voce narrante (Giuvà, Matalè e il figlio), sia come strumento di fedeltà più autentico alla verità dei fatti, sia come testimonianza di una speranza di lotta contro il sopruso ed il fascismo. Il romanzo si articola sulla funzione dei tre fontamaresi che, scampati alla catastrofe finale del villaggio, raccontano a Silone in esilio gli “strani” avvenimenti accaduti a Fontamara prima della strage ordinata dalle autorità fasciste. Esso si può suddividere in tre blocchi tematici: il primo inerente la vicenda collettiva del villaggio, con la manifestazione della fraudolenza del nuovo regime, con i raggiri, la spoliazione dell'acqua del ruscello che irriga i campi dei cafoni, alla rivolta delle donne; il secondo è costituito dall'itinerario esistenziale di Berardo Viola, dalla primitiva disorganica manifestazione dell'istintivo ribellismo alla lenta maturazione delle responsabilità di classe contro il fascismo spinta fino al martirio, all'interno del quale s'iscrivono la storia d'amore con Elvira e la ferocia del regime; il terzo ha ancora come protagonista la popolazione di Fontamara che, ammaestrata dalla lezione di coraggio di Berardo, imbocca il sentiero della lotta e si avvia eroicamente al sacrificio. All'interno di tale scomposizione scorre un disegno ideale che funge da struttura di fondo della progettazione narrativa: l'esplosione disorganizzata delle masse contadine, la lenta presa di coscienza dei diritti civili da parte degli oppressi attraverso la penetrazione delle idee marxiste per creare i presupposti per la rivoluzione di classe
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