We use cookies to track usage and preferences

Follia di Orlando: analisi canto XXIII

Follia di Orlando: analisi canto XXIII

Il brano inizia con la fuga rocambolesca del cavallo di Mandricardo che, così facendo, causa un errare inutile di Orlando per ben due giorni

... finché giunge in un vero e proprio locus amoenus dove brilla l’acqua, verde è l’erba e il fresco lo rigenera dalla fatica

Giunto in questa prateria incantevole, il paladino ritiene che sia un’ ottima occasione per riposarsi, ignorando, per ora, le insidie lì nascoste. Infatti, ben presto si accorge che intorno gli alberi sono incisi con nomi a lui conosciuti: Medoro e Angelica. Inizialmente s’innesca in lui, o meglio, nel suo cuore trafitto, un meccanismo di autodifesa. Si auto convince perciò che la donna in questione sia un’altra, per poi ipotizzare che sia solo infamia quando, dopo essere entrato in una grotta, legge una poesia in arabo dedica da Medoro all’amata.
Momentaneamente distratto, ma pur sempre muto e inebetito, decide di allontanarsi e di chiedere alloggio presso un pastore nelle vicinanze, mentre, lo stesso autore interviene nel racconto comprensivo per il suo atroce dolore. La Fortuna in quest’occasione è più che mai assassina, infatti, Orlando viene a conoscenza dal racconto del pastore di essere erroneamente giunto nella stanza da letto che aveva accolto precedentemente i due innamorati e che quest’ultimi due, per ringraziarlo, avevano donato lui una gemma, simbolo inequivocabile per il paladino.
Improvvisamente di sente abbattere dal forte colpo dell’Amore che infligge a lui sofferenza senza rimedio, tanto da farlo scoppiare in un lungo pianto, da farlo fuggire e, non appena rimasto solo, da farlo urlare e gridare. Una volta allontanato, Orlando si sente morto, privato dello spirito e soprattutto della ragione. È folle. È pazzo. Estrae la spada, riduce in brandelli la corteccia e le rocce della grotta per poi spogliarsi di tutto ciò che lo rendeva cavaliere. Ormai oltrepassata la soglia della pazzia, intraprende azioni disumane a mani nude quali sradicare alberi, uccidere bestie e uomini che intralcino il suo cammino e mangiare tutto ciò che trova, crudo o cotto senza distinzione alcuna.
Analisi. Le sequenze nelle quali questo brano può essere suddiviso possono essere sostanzialmente separate in quelle che precedono e che seguono la follia di Orlando. Successivamente le esporrò una ad una prestando particolare attenzione al luogo, al tempo, ai personaggi e agli aspetti tematici.
1.    Una volta giunto in quello che noi possiamo denominare locus amoenus, il paladino trova di fronte a sé la corteccia degli alberi incisa con il nome di Medoro e quello della sua amata Angelica.
2.    Per distrarsi da questo dolore ritiene sia buona cosa convincersi che o la donna in questione sia un’altra o che Medoro sia solamente un nome per deviare i suoi sentimenti a persone estranee.

Following pages
Il Positivismo: riassunto breve
Il Positivismo: riassunto breve
Le principali citochine
Le principali citochine
Ipofisi ed epifisi
Ipofisi ed epifisi
Platonismo e aristotelismo nel Rinascimento
Platonismo e aristotelismo nel Rinascimento
Elegia latina: Gallo,Tibullo, Properzio e Ovidio
Elegia latina: Gallo,Tibullo, Properzio e Ovidio
Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo, analisi
Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo, analisi
Gli effetti del movimento delle zolle
Gli effetti del movimento delle zolle
John Keats: riassunto in inglese
John Keats: riassunto in inglese
Riassunto su Verri
Riassunto su Verri