Filosofia di Fichte: sintesi

Filosofia di Fichte: sintesi

“Presta attenzione a te stesso, distogli il tuo sguardo da tutto ciò che ti circonda e volgilo dentro di te …”

"Non guardare fuori ma guarda in te stesso, cerca dentro di te", un chiaro richiamo a filosofi come S. Agostino, Kant, Cartesio.

Fichte dice che il pensiero di un uomo esprime la sua vita, ovvero a seconda di come uno pensa si capisce come vive e che tipo di uomo è.

Per Fichte, essere idealisti significa essere un umano aperto all''infinito,che non si accontenta del mondo sensibile.

Fichte nasce in  una famiglia dalle condizioni economiche non particolarmente agiate: tuttavia studia, diventa professore universitario, verrà bandito dall'università per accuse di ateismo, conosce Kant e lo stima moltissimo; pubblica una prima opera anonima, con l'aiuto di Kant: essa riscuote grande successo e successivamente Kant rivela di averlo aiutato.

Fichte ritiene che Kant non sia andato fino in fondo: tuttavia, non si capisce che egli affermi che Kant non avesse capito o che non avesse voluto andare fino in fondo. Fichte, infatti, ha come obiettivo principale quello di concludere il sistema Kantiano, l'opera Kantiana. Le premesse esistevano già ma c'era bisogno di una conclusione.

Innanzitutto, l'Io Penso Kantiano si trasforma in Io Puro: questo non è un cambiamento solo nominativo, ma è radicale. L'Io Penso, infatti, era funzione unificatrice, un'auto coscienza, esso  non era Sostanza; l'Io Puro, invece, è l'Essere vero che si auto pone, auto crea,  e ponendo sé stesso pone tutta la realtà . Esso è l'assoluto, ciò da cui parte tutto, è l'Intuizione intellettuale.

Nella "Dottrina della Scienza", una delle sue opere più importanti, a partire da queste considerazioni, ovvero dalla trasformazione di Io Penso in Io Pure, pone alla base di tutta la sua filosofi  tre principi per capire la dottrina della Scienza, il rapporto tra finito ed infinito:

1.    Io Puro: esso non è qualcosa di statico, non è un essere assoluto fermo, una sorta di motore immobile, non è una cosa, una realtà fissa, ma è un atto continuo, ovvero esso è Azione, Agire, Movimento. Esso è un divenire continuo: non è una cosa immobile e uguale a se stesso da sempre, ma questo Io è nato dal movimento di sé stesso. Idealismo e Fichte: riassunto