Nel 1839 Sabatelli accetta la commissione del dipinto destinato alla villa di Scornio, presso Pistoia, attingendo al tema dantesco di Farinata degli Uberti per meglio esprimere quel sentimento di ideali civili e politici richieste dalla pittura di storia di genere romantico.
Farinata è ritratto in uno dei momenti più intensi della historia Fiorentina narrata da Scipione Ammirato nel 1647: nel 1262 il fiorentino a capo dei Ghibellini, vinta la battaglia del Serchio, percorre il campo per far cessare i combattimenti e tenta invano di salvare il rivale Cece Buondelmonte, attaccato, assalito da più uomini, facendolo salire sul suo cavallo, ma viene improvvisamente ucciso dal fratello di Farinata, Piero Asino. Il gesto di salvazione rende Farinata quell'anima orgogliosa e fiera descritta da Dante nel X canto dell'Inferno della Divina Commedia, facendone un esempio di magnanimità ed etica di contro all'ottusità della guerra delle due fazioni.
Sabatelli esalta la concitazione della scena aggiungendo forza e intensità di espressione al violento lottare degli uomini degli animali, accentuando il colore del chiaroscuro, con fermezza e profondità di segno. Sopra ogni cosa esalta l'impennata del cavallo di Farinata, la cui forza dinamica si scontra, nella drammatica torsione del collo e nelle narici dilatate, con l'improvviso impeto dell'altro animale che gli si para innanzi. Nell'atto mortale Cece si aggrappa alle redini di Farinata, incrociando le gambe nel tentativo di non cadere.









