Subdola, perfida, al pari di altri esseri come lei di genere femminile, con le proprie vittime non usa la forza, ma la seduzione e perciò la sua esca è ancora più infida e irresistibile.
Si dice che sia figlia di Gea e Tartaro: mostro e madre di mostri, ne moltiplica la schiera, come una sorta di ape regina del male, la cui funzione sia principalmente mettere al mondo altre creature malvagie e ripugnanti come essa è, almeno dal tronco in giù. Dall'unione con Tifone, un altro soggetto poco raccomandabile, Echidna procrea Ortro, cane a due teste, la coda di serpe come la madre, poi Cerbero, il famelico mastino con tre teste e altrettante fauci che Dante nell'Inferno porrà a guardia del cerchio dei golosi. Col suo orrido amante, la donna vipera genera anche ibridi femminili quali l'Idra di Lerna, uccisa da Eracle, e la Chimera, che secondo Esiodo, accoppiandosi al fratello Ortro, darà vita alla Sfinge, mentre Echidna stessa, unitasi anch'ella a Ortro, partorirà il leone di Nemea, altra vittima di Eracle nel corso delle sue celebri fatiche. Un intreccio perverso, una matrice di scelleratezza e deformità, sempre più accentuata nel moltiplicarsi delle ibridazioni e il convivere di specie diverse negli esseri generati, a quanto pare.
Ma l'orrida discendenza non finisce qui e interseca altre narrazioni. Secondo alcuni autori, anche il drago Ladone e l'aquila che torturava il titano Prometeo sono figli di Echidna. Pare che pure la scrofa di Crommio, nonché Porcete e Caribea, i due serpenti nelle cui spire Virgilio nell'Eneide fa stritolare Laocoonte e i suoi figli, così come, nella saga degli Argonauti, il drago della Colchide a guardia del Vello d'Oro, siano figli di Tifone ed Echidna.
Tornando a Echidna, anche altre saghe accentuano il suo carattere di seduttrice che usa il piacere dei sensi per piegare ai propri fini il volere degli uomini. Qualche secolo dopo Esiodo, la nostra Vipera, secondo un mito narrato da Erodoto, che la definisce regina di Hylàie, avrebbe atteso nel proprio antro che Eracle, derubato delle sue cavalle, venisse a richiederle.
Con sua enorme sorpresa, il semidio si sarebbe trovato a dover soppesare e infine accettare una proposta indecente: le cavalle sarebbero state restituite da Echidna a patto che l'eroe si unisse a lei. Stavolta, però, dal forzato connubio non sarebbero stati generati dei mostri, bensì tre maschietti normali, anche se un po' rozzi: Agatirso, Gelono e Scite, quest'ultimo prescelto per divenire capostipite degli Sciti.
Non meraviglia, in ultima analisi, che Echidna sia tra i mostri mitologici che più suscitano orrore e disprezzo, forse perché il suo vezzo di strumentalizzare ai propri fini gli esseri di genere maschile con la lusinga del sesso poteva suonare sovversivo nei confronti di una società patriarcale come fu l'antica Grecia.








