Proprio nel luogo deputato a sottolineare i grandi eventi della Serenissima, le donne intendono esprimere "l'amarezza e l'umiliazione" per la loro esclusione "da tutto ciò che si attiene al governo della cosa pubblica", come scrivono a chiare lettere in un messaggio inviato al re Vittorio Emanuele II.
Si tratta della prima manifestazione suffragista della storia d'Italia, che prende corpo proprio nel momento costitutivo dello Stato nazionale. Altre manifestazioni simili si registrarono in vari luoghi della penisola al momento del plebiscito, da Nord a Sud, con modalità e forme diverse, sospese tra la festa e la protesta.
In questi episodi sta tutta la contraddizione, per le donne, di un passaggio storico che segnerà per tante patriote la realizzazione delle più alte aspirazioni civili e politiche, ma che sancirà al tempo stesso l'esclusione dai diritti politici, determinando, anche nel nuovo regno, il loro essere cittadine senza cittadinanza.
Le donne avevano svolto un ruolo di primo piano in quell'appuntamento cruciale della storia, in quella "primavera della patria" che fu il 1848. Da Palermo a Venezia, da Milano a Brescia, l'insurrezione le aveva viste mobilitate in prima linea con gli uomini, a costruire barricate, a confezionare cartucce, a fare da vivandiere, a organizzare infermiere e ospedali
A qualcuna di loro, per lo più notabili e aristocratiche, toccherà l'onore di una medaglia o l'omaggio reale di un anello a pietre tricolori, quali "benemerite della patria". A tutte, però, porterà l'oblio della storia, la riduzione a un ruolo gregario di "ispiratrici" e "ancelle" dei "fratelli d'Italia", i veri fondatori dello Stato nazionale, in un processo di riscrittura storica che ridimensiona la presenza femminile, che offusca e ridisegna le biografie "dissonanti" per lasciare sull'altare della patria, come icona femminile, solo quella della madre che offre in sacrificio i figli, quella mater dolorosa mutuata dal simbolismo cattolico che diventa figura chiave del discorso nazional-patriottico successivo.
Una marginalizzazione storico-rappresentativa cui fa da contraltare l'esclusione dai diritti civili e politici, formalizzata dal Codice civile Pisanelli del 1865, assai più restrittivo, in tema di diritti e libertà delle donne sposate, di quello austriaco: una vera beffa per le lombarde e le venete!
Sarà proprio a partire da questa esperienza di diritti negati che prenderà vita, nel secondo Ottocento, il movimento di emancipazione delle donne, per rivendicare una piena inclusione nella sfera della cittadinanza, a partire dall'esser madri sì, ma cittadine. Iniziava così un percorso lungo e tortuoso, non ancora pienamente concluso.