De rerum natura di Lucrezio: riassunto e spiegazione

De rerum natura di Lucrezio: riassunto e spiegazione

Tito Lucrezio Caro (98-55 a.C.). Di lui e della sua famiglia non si sa nulla

Apparteneva ad una società elevata a giudicare dalla sua grande opera “De rerum natura”. Già tra i contemporanei era considerata e molto apprezzata. Ci è pervenuta infatti per intero.San Girolamo (IV sec d.C.) critica la visione amorosa poco cristiana di Lucrezio. L’epicureismo è visto come un rifiuto dal pensiero cristiano perché gli epicurei non credevano nell’immortalità dell’anima.

De rerum natura: 6 libri in esametri. Il titolo dell’opera  è “De rerum (Circa l’origine della realtà) natura (di tutto ciò che è vivo)”. All’interno si dice che la realtà prende origine dall’aggregazione e dalla disgregazione degli atomi. La fisica ha funzione morale. Quest’opera è stata scritta 7-8 anni prima della sua morte. Ci fa vedere per la prima volta come l’epicureismo non sia soltanto una bandiera politica. In età repubblicana il sapiente partecipava alla vita politica ma non per la dottrina epicurea. Per questo in questo periodo tale corrente di pensiero non viene apprezzata e condivisa. Lucrezio con la sua opera si interessa dell’origine della realtà individuandola in due  principi generali, gli atomi e il vuoto.
Struttura: l’opera è divisa in 6 libri raggruppati a due a due (diadi):
1-fisica
2-antropologia, dell’anima e processo di conoscenza
3-cosmologia, struttura dei mondi e dell’universo, fenomeni atmosferici.

Funzione morale. Nella prima parte Lucrezio si mette in sintonia con la condizione romana. Lucrezio si rivolge a tutti gli uomini. Gli epicurei riconoscevano lo stesso trattamento di rispetto ad entrambi i testi.  Come principi si rivolge a tutta l’umanità ma in realtà non tutti gli uomini avevano un’economia e la cultura sufficiente per leggere, scrivere e capire.
C’e un proemio: con invocazione alla musa, presentazione dell’argomento e dedica.

Introduzione: Invoca Venere come dea dell’amore, principio della vita, e chiede a lei di essere ispirato. Perché gli uomini si possano dedicare  a leggere la mia opera fa che cessino le guerre e siccome Marte è innamorato di Venere, la invita ad abbracciare Marte e a distoglierlo dalla guerra in modo che ci sia pace. Dedica quest’opera a Gaio Mennio, esponente senatoriale distintosi in altre azioni militari. Esso era dalla parte degli optimates e Lucrezio voleva tirarlo dalla sua parte perché vuole fargli vedere che l’epicureismo non è solo una bandiera politica ma è in grado di far raggiungere la felicità agli uomini. Forse l’accenno a Gaio Mennio ha anche un tono ironico. Forse Lucrezio sapeva che Mercurio, che partecipò alla distruzione di Corinto, aveva dei possedimenti ad Atene dove c’era la sede del pensiero di Epicuro, il Giardino e che volesse venderli.