Quando questi tornano tre anni dopo, si riaccendono i contrasti e le lotte interne, che culminano con l'esilio nel 1258 di gran parte delle famiglie ghibelline, tra cui Uberti. Farinata ripara a Siena dove riorganizza la sua fazione e, grazie all'appoggio delle milizie di Manfredi di Svevia, ottiene una clamorosa vittoria a Montaperti (4 settembre 1260) sulle forze guelfe fiorentine. Muore nel 1264.
Dante lo incontra nel cerchio VI dell'inferno, tra gli eretici epicurei per via della condanna pronunciata post mortem (1283) contro di lui dall'inquisitore Francescano Salomone da Lucca. La sua punizione è quella di giacere in uno dei Sepolcri infuocati posti fuori le mura della città di Dite.
Il poeta trasale nell'udire il suono della sua voce uscire dalla tomba e che lo invita a fermarsi, avendolo riconosciuto come fiorentino. Virgilio, a sua volta, lo incoraggia a parlare con lui, che nel frattempo si è alzato con solennità dal suo avello. E' questo il momento evocato nella tela qui esposta, che segna l'esordio in pittura del bretone, allora studente. Il giovane artista si accosta al mondo dantesco secondo un'ottica ispirata ancora ai modelli accademici di tradizione tardo romantica, scegliendo di usare un registro drammatico per tradurre la visionarietà e la potenza emotiva della Divina Commedia.







