La donna, successivamente, si occupò di ogni dettaglio, come se davvero fosse morto un suo familiare. Scelse gli abiti per vestire il defunto: pantaloni, cintura, camicia e calzini. Insistette perché l'addetto alle pompe funebri lasciasse le braccia del morto distese lungo i fianchi. Si trattava di una specifica richiesta che le aveva fatto lo stesso Mengele. Sosteneva di sentirsi un soldato e il suo ultimo desiderio era essere sepolto sull'attenti. Una richiesta bizzarra, perché in Brasile era consuetudine seppellire i morti con le mani incrociate sul petto. L'uomo fu discreto, accettò di esaudire la volontà senza fare domande.
E quale sarebbe stata la destinazione finale del corpo? Non potendosi confrontare con nessuno, all'inizio Liselotte pensò di cremarlo. Sarebbe stata una scelta opportuna, perché avrebbe eliminato definitivamente qualsiasi traccia che potesse rivelarne la vera identità. Ma non era possibile, poiché sarebbe stata necessaria l'autorizzazione di un parente stretto. Si ricordò allora che il vero Wolfgang Gerhard (di cui Mengele ne ricopriva l'identità) aveva dato istruzioni a lei e al marito affinché, nel caso fosse morto in Brasile, Mengele fosse sepolto a Embu, nei dintorni di San Paolo.
Wolfgang aveva acquistato una tomba per sua madre nel cimitero di Nostra Signora del Rosario, dove erano sepolti diversi tedeschi, e c'era ancora un posto disponibile. Lui non avrebbe utilizzato la tomba, poiché sarebbe tornato in Austria. Oltre a lasciare i suoi documenti a Mengele, Wolfgang gli volle anche garantire la sepoltura, perché si era sempre sentito responsabile di tutto quanto fosse necessario all'amico. Liselotte se ne ricordò e non ebbe dubbi sull'epilogo della storia.
La mattina dopo, il corpo venne restituito a Liselotte. Una donna che lavorava nell'agenzia funebre andò a prendere la bara per portarla fino al cimitero, che si trovava a più di cento chilometri di distanza, e Liselotte la accompagnò








