Crisi del 300: riassunto

Crisi del 300: riassunto

Il Trecento fu il secolo che vide la fine del progetto di potere universale da parte dell’Impero

... dopo la sconfitta degli eredi dell’imperatore Federico II e il prevalere in Germania delle spinte centrifughe e della relativa frammentazione politica (esistenza di circa trecento tra principati laici ed ecclesiastici e una moltitudine di città indipendenti).
Dopo la morte di Federico II (1250), nel 1273 i grandi signori feudali tedeschi riuscirono a trovare un accordo per l’elezione di un sovrano: Rodolfo I d’Asburgo (1273-1291), un feudatario svizzero di lingua tedesca, i cui possedimenti si estendevano a sud della Germania, in una zona ai margini dell’Impero. Nei piani dei grandi principi tedeschi la scelta di un feudatario poco importante doveva servire di impedimento alla costruzione di un potere centrale forte a scapito degli stati tedeschi.
Tendenza ad una progressiva germanizzazione del potere imperiale: gli imperatori si disinteressarono dei territori non germanici, delegandovi dei vicari l’Italia si era emancipata dal potere imperiale e anche i tre cantoni svizzeri di Schwyz, Uri e Unterwalden nel 1291 si resero indipendenti e fondarono il primo nucleo della Confederazione elvetica (l’unificazione termina nel XVI s., quando raggiunse le attuali dimensioni territoriali).
Dopo la morte dell’imperatore Rodolfo I (1291), visto che la sua azione aveva suscitato l’osilità dei principi tedeschi, questi preferirono Enrico VII di Lussemburgo (elezione: 1308). Il nuovo imperatore voleva restaurare l’antica autorità imperiale e a questo scopo scese in Italia per farsi incoronare a Roma e riportare la pace in Italia.
Dante Alighieri aveva visto in Enrico VII il rifondatore di un potere imperiale cristiano universale, capace di porre fine alle lotte tra i Comuni e di contrastare il potere temporale del papa e del re di Napoli, Carlo d’Angiò, alleato del pontefice. Nel corso della sua permanenza in Italia però fomentò gli odi che correvano tra guelfi e ghibellini e, in cambio di denaro e di sostegno militare, concesse titoli nobiliari e di vicari imperiali (rappresentanti del potere imperiale) a molti signori italiani che avevano imposto il loro dominio all’interno di vari comuni italiani, trasformando i liberi comuni in signorie personali. In questo modo i Visconti ricevettero il titolo di vicari imperiali, legittimando il potere sulla città e suscitarono le rivalità di altre città ghibelline. L’imperatore morì nel 1313 durante una spedizione militare nel Regno di Napoli.
Scomparso Enrico VII, c’erano due candidati al trono: Ludovico di Baviera e Federico d’Asburgo. Nel 1322 vince Ludovico IV. Solo la sua morte riportò la pace in Italia. In seguito a lotte per la successione, il nuovo imperatore Carlo IV di Lussemburgo (elezione: 1354) decise di non intervenire più negli affari politici italiani, ma voleva ristabilire un forte potere centrale in Germania. Per eliminare le lotte interne alla Germania (per la successione), decise di emanare con la BOLLA D’ORO (1356) una legge che regolamentava la procedura per la designazione imperiale, che spetta a una Dieta (7 principi tedeschi, di cui 3 ecclesiastici e 4 laici).