Nel 2020, le statistiche globali stilate dalla Fao indicavano una produzione globale di circa 120 milioni di tonnellate di pollo, 110 milioni di tonnellate di maiale e 68 milioni di tonnellate di manzo. Durante gli ultimi 50 anni, sia la carne di maiale che quella di pollo hanno registrato una crescita grazie al processo di industrializzazione che ha investito operazioni di dimensioni sempre maggiori come i Cafo, i quali hanno rimpiazzato il sistema di produzione della policoltura un tempo dominante (e, al confronto, di minori dimensioni), dove diverse specie animali venivano cresciute nutrendole con il mangime raccolto localmente.
Un Cafo per l'allevamento dei bovini ne ospiterà almeno 800 esemplari, uno stabilimento per maiali almeno 2500 e un pollaio oltre 33 000. Gli stabilimenti più grandi degli Stati Uniti hanno dimensioni molto maggiori, quelli per la produzione di manzo possono ospitare oltre 100 000 mucche di grossa stazza. Si tratta di realtà progettate per esemplari di una singola specie nutriti con mangimi preparati in modo da farli ingrassare il più rapidamente possibile e raggiungere il peso ideale per il macello nel minor tempo possibile: miscele di carboidrati (soprattutto mais) e proteine (soia in particolare), cereali e legumi (integrati con fibre vegetali nel caso del manzo). Gli animali non hanno la possibilità di muoversi liberamente e quindi neanche di spostarsi per brucare l'erba o dissotterrare radici.
I Cafo vengono criticati, da decenni, per svariate ragioni. Da chi si oppone al consumo di carne per via della loro crudeltà verso gli animali, agli ambientalisti per i loro svariati effetti sulla qualità del suolo, dell'aria e dell'acqua (essendo fonte di inquinamento, patogeni e infestazioni) e agli esperti di economia ecologica a causa del loro consumo intensivo di risorse, che li rende insostenibili ed economicamente discutibili.
In molti dei Paesi ricchi sono diffuse alternative più costose - dai bovini nutriti esclusivamente con l'erba dei pascoli ai suini a cui è permesso di muoversi liberamente, fino ai polli e alle galline ruspanti; ma negli Stati Uniti, una grossa parte degli animali allevati per la carne (il 70 per cento delle mucche, il 98 per cento dei maiali e il 99 per cento dei polli e dei tacchini) proviene oggigiorno da stabilimenti di questo tipo e attualmente dai Cafo arriva oltre il 70 per cento della carne di pollo e oltre la metà della carne di maiale prodotte a livello globale.
I Cafo sono riusciti a imporsi avendo accorciato significativamente quelli che tradizionalmente erano i tempi richiesti per fornire il nutrimento necessario agli animali, riducendo così il prezzo finale del prodotto. A questo proposito, la trasformazione dei consumi più degna di nota è quella che ha riguardato il consumo della carne di pollo. Prima degli anni Venti dello scorso secolo, negli Stati Uniti (e prima degli anni Cinquanta nella maggior parte dei Paesi dell'Unione Europea) si trattava di un lusso, servito solamente in occasioni speciali, dato che le galline venivano allevate per produrre uova e la loro carne veniva consumata solamente dopo aver abbattuto un giovane pollo o una gallina che non ne depositava.
L'allevamento dei polli finalizzato alla produzione di carne iniziò a prendere piede solamente negli anni Venti del Novecento negli Stati Uniti e dopo la Seconda guerra mondiale in Europa. Nei moderni Cafo i maiali sono pronti per il macello già dopo sei mesi, i polli dopo appena sei settimane. Questo accorciamento dei tempi delle fasi che precedono la vendita, risultato della combinazione di selezione artificiale degli esemplari, mangime di alta qualità e allevamento in spazi confinati (condizione che porta a un rallentamento del metabolismo), ha prodotto incrementi straordinari dell'efficienza di conversione energetica dei polli, incrementi molto meno pronunciati nei maiali, e assenti, invece, nei bovini.








