siamo nel mezzo di una delle più grandi fasi di migrazione umana della storia recente. Guerre e disordini in Medio Oriente, in Ucraina, tensioni politiche in America Latina e scontri etnici in Myanmar hanno portato milioni di persone a fuggire dalle proprie case in cerca di sicurezza per sé e per le proprie famiglie. Ma c'è anche un altro gruppo di migranti: quelli che stanno fuggendo perché le loro case non sono più al riparo dalla forza distruttiva del cambiamento climatico.
La crisi climatica sta quindi diventando un motore importante della mobilità umana: la banca mondiale stima che 216 milioni di persone saranno sfollate all'interno del proprio Paese entro il 2050. Con la portata della migrazione indotta dal clima, è inevitabile che milioni di persone cercheranno rifugio oltre confine. Sono numeri destinati a salire. Poche di loro saranno in grado di trovare una casa in poco tempo per riprendersi e ricostruire una vita, molte altre rimarranno sfollate per mesi o anni, e non faranno più ritorno a casa.
Le condizioni ambientali stanno cambiando rapidamente, in alcuni casi è irrevocabilmente. Gli eventi meteorologici estremi stanno diventando sempre più frequenti e più gravi, comportando così forti squilibri nelle diverse aree del mondo e possono diventare un moltiplicatore di minacce esacerbando i rischi esistenti e creandone di nuove, come la insicurezza alimentare e idrica e la competizione per le risorse.
Il cibo che mangiamo, i luoghi dove è possibile coltivarlo e il suo costo sono strettamente legati al clima sempre più irregolare. L'aumento delle temperature, la siccità e lo stress idrico rappresentano una sfida per la sicurezza alimentare e l'approvvigionamento idrico. Laddove l'impatto climatico si interseca con le vulnerabilità socio-economiche esistenti, queste diventano più devastanti e portano un aumento dei pericoli, della povertà e dei conflitti. Sempre più persone si trasferiranno in nuovi luoghi per preservare o migliorare la propria vita e assicurarsi mezzi di sussistenza. Costretta a cercare casa e una nuova vita altrove e non semplicemente spostandosi verso la città più vicina, ma attraverso i continenti, fuggendo dai Tropici, dalle coste e dalle terre un tempo coltivabili, per ripararsi nelle grandi città.
Molte di queste città però, sono impreparate a queste eventualità quanto a far fronte all'impatto di condizioni meteorologiche estreme. Sono già sovrappopolate, troppo vulnerabili alle inondazioni o con abitazioni e infrastrutture fragili e sistemi di drenaggio inadeguati. Altre invece, si stanno attrezzando per lo scenario futuro.
Alcune di queste che oggi sono fiorenti centri abitati, domani potrebbero diventare del tutto inabitabili; altri invece più attraenti e adatti agli insediamenti umani su larga scala. Avremo bisogno di creare città completamente nuove vicino ai poli più freddi del pianeta, in una terra che sta rapidamente diventando libera dai ghiacci. Alcuni paesi, soprattutto a Nord dove il clima è più fresco, dovranno cominciare ad adattarsi all'accoglienza di migranti. Nelle terre dove piano piano i ghiacci si scioglieranno, come la Siberia o la Groenlandia, si dovranno creare nuove città e nuove strutture per ospitare chi scappa da luoghi troppo caldi. Alcuni paesi sfrutteranno l'innalzamento delle temperature causate dal cambiamento climatico come opportunità per affermarsi tra i maggiori produttori di cibo del pianeta
In generale, l'artico si sta riscaldando tre volte più velocemente della media globale, e c'è un ampio consenso nella comunità scientifica sul fatto che questa tendenza continuerà. Cio è dovuto principalmente al fatto che lo scioglimento della neve e del ghiaccio espone una superficie più scura, e aumenta perciò la quantità di energia solare assorbita in queste aree: il cosiddetto effetto Albedo. Questo implica la continua perdita di ghiaccio marino, oltre allo scioglimento dei ghiacciai e della calotta glaciale della Groenlandia.








