Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 04; 21-30

Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 04; 21-30

Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 04; 21-30

[IX ] [20] Voluptatis autem partes hoc modo describunt, ut malevolentia sit voluptas ex malo alterius sine emolumento suo, delectatio voluptas suavitate auditus animum deleniens; et qualis est haec aurium, tales sunt oculorum et tactionum et odorationum et saporum, quae sunt omnes unius generis ad perfundendum animum tamquam inliquefactae voluptates, iactatio est voluptas gestiens et se efferens insolentius [IX ] [20] Le ripartizioni del piacere invece le descrivono a questo modo, così che la malevolenza sia il piacere derivato da un male altrui senza guadagno proprio, il diletto un piacere che fiacca lanimo con il piacere di sentire; e come questa è del piacere, così ci sono degli occhi e delle mani e degli odori e dei sapori che sono tutte volontà come non solidificate di uno stesso genere per fiaccare lanimo, la arroganza è il piacere che si muove e si rapporta in maniera piuttosto insolente
[21] Quae autem libidini subiecta sunt, ea sic definiuntur, ut ira sit libido poeniendi eius qui videatur laesisse iniuria, excandescentia autem sit ira nascens et modo existens, quae qu mwsij Graece dicitur, odium ira inveterata, inimicitia ira ulciscendi tempus observans, discordia ira acerbior intimo animo et corde concepta, indigentia libido inexplebilis, desiderium libido eius, qui nondum adsit, videndi [21] Definiscono le cose che sono soggette alla passione in modo tale che lira sia il piacere di punire quello che sembra aver leso con lingiuria, lincandescenza invece sia lira che nasce e per così dire esiste, che è detta alla maniera greca thymosis, lodio è unira antica, linimicizia unira che aspetta il tempo di vendicarsi, la discordia lira piuttosto aspra concepita nellanimo più profondo e nel cuore, lindigenza è una passione che non si può soddisfare, il desiderio il piacere di vedere uno che non cè ancora
Distinguunt illud etiam, ut libido sit earum rerum, quae dicuntur, de quodam aut quibusdam, quae kathgorh mata dialectici appellant, ut habere divitias, capere honores, indigentia rerum ipsarum sit, ut honorum, ut pecuniae E distinguono anche questa cosa, così che la passione sia fra quelle cose che si dicono riguardo qualcuno o taluni che i dialettici chiamano kategoremata, come avere ricchezze, accettare onori, ci sia mancanza delle cose stesse, come degli onori, come del denaro
[22] Omnium autem perturbationum fontem esse dicunt intemperantiam, quae est [a] tota mente a recta ratione defectio, sic aversa a praescriptione rationis, ut nullo modo adpetitiones animi nec regi nec contineri queant [22] Dicono che lorigine di tutti i turbamenti sia la temperanza, che è la defezione di tutta la mente dalla ragione giusta, cos, staccata dalla regolamentazione della razionalità da che in nessun modo gli appetiti dellanimo possono essere né retti né contenuti
Quem ad modum igitur temperantia sedat adpetitiones et efficit, ut eae rectae rationi pareant, conservatque considerata iudicia mentis, sic huic inimica intemperantia omnem animi statum infiammat conturbat incitat, itaque et aegritudines et metus et reliquae perturbationes omnes gignuntur ex ea Perciò dunque la temperanza calma gli appetiti e fa in modo che quelle cose obbediscano alla retta razionalità e conserva i giudizi pensati della menta, così come lintemperanza, ad essa nemica, infiamma, conturba e sprona ogni stato dellanimo e così anche le tristezze e la paura e i restanti turbamenti nascono tutti da lei
[X] [23] Quem ad modum, cum sanguis corruptus est aut pituita redundat aut bilis, in corpore morbi aegrotationesque nascuntur, sic pravarum opinionum conturbatio et ipsarum inter se repugnantia sanitate spoliat animum morbisque perturbat [X] [23] Perciò, quando il sangue è corrotto o sopravanzano muco o bile, nascono nel corpo malattie e sofferenze, così il turbamento di cattive opinioni e la lotta delle stesse cose fra loro spoglia lanimo dalla salute e lo turba con le malattie
Ex perturbationibus autem primum morbi conficiuntur, quae vocant illi nosh mata, eaque quae sunt eis morbis contraria, quae habent ad res certas vitiosam offensionem atque fastidium, deinde aegrotationes, quae appellantur a Stoicis a)rrwsth mata , isque item oppositae contrariae offensiones Così dai turbamenti sono innanzitutto generate le malattie, che quelli chiamano nosemata, e le cose che sono contrarie a quei morbi, che hanno un disgusto e un fastidio patologico per certe cose, poi le tristezze, che dagli Stoici sono chiamate arrostemata, e poi le offese opposte e contrarie a quelle
Hoc loco nimium operae consumitur a Stoicis, maxime a Chrysippo, dum morbis corporum comparatur morborum animi similitudo; qua oratione praetermissa minime necessaria ea, quae rem continenti pertractemus A questo proposito troppa parte di questo trattato è occupata dagli Stoici e soprattutto da Crisippo mentre è paragonata la similitudine delle malattie dellanimo a quelle dei corpi; e, lasciato da parte questo discorso, non sono per niente necessarie le cose che tratteremo per chi si occupa della situazione
[24] Intellegatur igitur perturbationem iactantibus se opinionibus inconstanter et turbide in motu esse semper; cum autem hic fervor concitatioque animi inveteraverit et tamquam in venis medullisque insederit, tum existet et morbus et aegrotatio et offensiones eae, quae sunt eis morbis aegrotationibusque contrariae [24] Si capisca dunque che il turbamento è sempre in movimento dato che le opinioni si scontrano in maniera torbida ed incostante; e tanto si consoliderà anche questo fervore e ansia dellanimo e si insedierà come nelle vene e nelle midolla, tanto esisteranno sia la malattia sia la tristezza sia quelle offese che sono contrarie a queste malattie e tristezze
[XI] Haec, quae dico, cogitatione inter se differunt, re quidem copulata sunt, eaque oriuntur ex libidine et ex laetitia [XI] Le cose che dico differiscono fra loro nel pensiero, ma sono unite nella situazione e nascono tutte dalla passione e dalla gioia