Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 04; 11-20

Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 04; 11-20

Cultura. Lunedi, 09 Ottobre 2017. visite: giorni 11 Classifica 3.5 %

Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 04; 11-20

[11] Sit igitur hic fons; utamur tamen in his perturbationibus describendis Stoicorum definitionibus et partitionibus, qui mihi videntur in hac quaestione versari acutissime [11] Sia questa la fonte, dunque; useremo tuttavia nel descrivere queste perturbazioni le definizioni e le eccezioni degli stoici, che mi sembrano ragionare acutissimamente su questa questione
[VI] Est igitur Zenonis haec definitio, ut perturbatio sit, quod pa qoj ille dicit, aversa a recta ratione contra naturam animi commotio [VI] Cè dunque questa definizione di Zenone, che il turbamento sia, ciò che lui chiama pathos, un movimento dellanimo contro natura opposto alla retta razionalità
Quidam brevius perturbationem esse adpetitum vehementiorem, sed vehementiorem eum volunt esse, qui longius discesserit a naturae constantia Alcuni più brevemente sostengono che il turbamento sia un appetito troppo violento, ma ritengono che sia troppo violento quello che si sia allontanato troppo dallarmonia della natura
Partes autem perturbationum volunt ex duobus opinatis bonis nasci et ex duobus opinatis malis; ita esse quattuor, ex bonis libidinem et laetitiam, ut sit laetitia praesentium bonorum libido futurorum, ex malis metum et aegritudinem nasci censent, metum futuris, aegritudinem praesentibus; quae enim venientis metuuntur, eadem adficiunt aegritudine instantia Le ripartizioni delle perturbazioni vogliono derivare da due cose considerate beni e da due considerati mali; cioè da quattro fattori, dai buoni ritengono che nascano la passione e la gioia, siccome la letizia è propria dei beni presenti e la passione dei futuri, dai cattivi la paura e il tormento, timore per le cose future, tormento per quelle presenti; le stesse cose che sono temute se vengono, portano al tormento se sono presenti
[12] Laetitia autem et libido in bonorum opinione versantur, cum libido ad id, quod videtur bonum, inlecta et infiammata rapiatur, laetitia ut adepta iam aliquid concupitum ecferatur et gestiat [12] Invece la gioia e la passione sono considerate nellopinione di cose buone, giacchè la passione smodata e ardente è rapita verso ciò che sembra buono, la letizia si porta e gestisce le cose che cose vicine come ormai già qualcosa di ottenuto
Natura enim omnes ea, quae bona videntur, secuntur fugiuntque contraria; quam ob rem simul obiecta species est cuiuspiam, quod bonum videatur, ad id adipiscendum impellit ipsa natura Per natura, infatti, tutti seguono le cose che sembrano buone e fuggono quelle contrarie; perciò non appena fu ricercata la tipologia di quella cosa che sembra buona, la natura stessa spinge a rivolgercisi
Id cum constanter prudenterque fit, eius modi adpetitionem Stoici bou lhsin appellant, nos appellemus v o l u n t a t e m Quando ciò avviene in maniera razionale e prudente, gli stoici chiamano boulesis unattrazione di questo modo e noi la chiameremo volontà
Eam illi putant in solo esse sapiente; quam sic definiunt: voluntas est, quae quid cum ratione desiderat Essi ritengono che questa si trovi nel solo sapiente; e la definiscono così: la volontà quella che desidera con raziocino qualunque cosa
Quae autem ratione adversante incitata est vehementius, ea libido est vel cupiditas effrenata, quae in omnibus stultis invenitur E chiamata invece libidine o desiderio sfrenato, che si trova in tutti gli sciocchi quella che, anche se la razionalità è contraria, viene cercata in maniera troppo veemente
[13] Itemque cum ita movemur, ut in bono simus aliquo, dupliciter id contingit [13] Così, quando siamo mossi cosi da essere in qualche bene, ci tocca in una maniera duplice

Adesso mi sento...