Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 03; 267-274

Cicerone, Tuscolanae Disputationes: Libro 03; 267-274

Latino: dall'autore Cicerone, opera Tuscolanae Disputationes parte Libro 03; 267-274

[267] Sed haec omnia faciunt opinantes ita fieri oportere [267] Ma tutte queste azioni si compiono ritenendo che così bisogna fare
[268] Itaque et Aeschines in Demosthenes invehitur, quod is septimo die post filiae mortem hostias immolavisset [268] Perciò anche Eschine si scaglia contro Demostene, perché egli aveva sacrificato una vittima sei giorni dopo la morte della figlia
[269] At quam rhetorice, quam copiose, quas sententias colligit, quae verba contorquet [269] Ma che arte, che ricchezza di parole, quali pensieri si intrecciano, quali parole vibrano
Ut licere quidvis rhetori intellegas Capisci subito che tutto è permesso ad un retore
[270] Quae nemo probaret, nisi insitum illud in animis haberomus omnis bonos interitu suorum quam gravissime maerere oportere [270] Nessuno approverebbe le sue parole, se non fosse insita nel suo pensiero lidea che tutti i buoni devono soffrire nella maniera più acuta possibile per la morte dei loro cari
[271] Ex hoc evenit ut in animi doloribus alii solitudines captent, ut ait Homerus de Bellerophonte: Qui miser in campis maerens errabat Aleis ipse suum cor edens, hominum vestigia vitans [271] Da ciò deriva che alcuni quando sono in preda a dolori spirituali, cercano luoghi deserti, come racconta Omero di Bellerofonte: che infelice vagava afflitto nella pianura Alea, rodendosi il suo stesso cuore, evitando le orme degli uomini
[272] Et Nioba fingitur lapidea propter aeternum, credo, in luctu silentium [272] E limmagine di Niobe è nata pietrificata, io credo, dal suo eterno silenzio nel lutto
[273] Hecubam autem putant propter animi acerbitatem quandam et rabiem fingi in canem esse conversam [273] Invece si pensa che Ecuba sia stata rappresentata sotto forma di cagna a causa della durezza e della rabbia della sua anima
[274] Sunt autem alii quos in luctu cum ipsa solitudine loqui saepe delectat, ut illa apud Ennium nutrix: Cupido cepit miseram nunc me proloqui Caelo atque terrae Medeai miserias [274] Ci sono poi altri ai quali nel lutto fa piacere parlare spesso ai luoghi isolati, come in Ennio quella nutrice che dice: Ora la brama mi ha preso, infelice, di gridare al cielo e alla terra le sventure di Medea

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