Cicerone, Paradoxa Stoicorum: 05; 33-41

Cicerone, Paradoxa Stoicorum: 05; 33-41

Cultura

Latino: dall'autore Cicerone, opera Paradoxa Stoicorum parte 05; 33-41

Omnes sapientes liberos esse et stultos omnes servos Tutti i saggi sono liberi, mentre gli stolti sono schiavi
[33] Laudetur vero hic imperator aut etiam appelletur aut hoc nomine dignus putetur [33] Ammettiamo anche che questo sia elogiato come comandante in capo o venga definito in questo modo o, ancora, lo si ritenga degno di tale epiteto: su quale base gli si può dare tale appellativo
Quo modo aut cui tandem hic libero imperabit, qui non potest cupiditatibus suis imperare Su quale persona libera potrà comandare lui che non è capace di comandare i propri desideri
Refrenet primum libidines, spernat voluptates, iracundiam teneat, coerceat avaritiam, ceteras animi labes repellat, tum incipiat aliis imperare, cum ipse improbissimis dominis, dedecori ac turpitudini, parere desierit; dum quidem his oboediet, non modo imperator, sed liber habendus omnino non erit Ponga un freno alle sue voglie, disprezzi le bramosie, freni lira, trattenga lo smodato desiderio di denaro, allontani per sempre da sé gli altri vizi dello spirito, cominci a comandare gli altri solo quando avrà terminato di obbedire al disonore e allimmoralità, che sono dei padroni empi e malvagi; ma, fin quando sarà dominato da loro, non solo non sarà ritenuto degno di comandare ma non potrà essere ritenuto libero
Praeclare enim est hoc usurpatum a doctissimis (quorum ego auctoritate non uterer, si mihi apud aliquos agrestes haec habenda esset oratio; cum vero apud prudentissimos loquar, quibus haec inaudita non sint, cur ego simulem me, si quid in his studiis operae posuerim, perdidisse Si è affermato con ottime argomentazioni, infatti, da parte di persone molto sagge ( e io non metterei in dubbio la loro autorità, se dovessi rivolgermi a un auditorio impreparato e incolto; ma dal momento che mi rivolgo a persone molto esperte, per le quali argomenti di tale genere non sono certamente una novità, per quale causa io dovrei fingere di aver disperso tutto limpegno e la fatica dedicati a questi studi
) dictum est igitur ab eruditissimis viris nisi sapientem liberum esse neminem ) è stato detto, da persone del tutto competenti, che nessuno è libero tranne il saggio
[34] Quid est enim libertas [34] In che cosa consiste infatti la libertà
Potestas vivendi, ut velis Nella possibilità di vivere come si vuole
Quis igitur vivit, ut volt, nisi qui recte vivit Concludendo: chi vive come vuole se non colui che vive rettamente
Qui gaudet officio, cui vivendi via considerata atque provisa est, qui ne legibus quidem propter metum paret, sed eas sequitur et colit, quia id salutare esse maxime iudicat, qui nihil dicit, nihil facit, nihil cogitat denique nisi libenter ac libere, cuius omnia consilia resque omnes, quas gerit, ab ipso proficiscuntur eodemque referuntur, nec est ulla res, quae plus apud eum polleat quam ipsius voluntas atque iudicium; cui quidem etiam, quae vim habere maximam dicitur, Fortuna ipsa cedit, si, ut sapiens poeta dixit, 'suis ea cuique fingitur moribus Chi prova gioia compiendo il proprio dovere, chi si impone di seguire una condotta di vita delineata e preparata, chi obbedisce alle leggi non soltanto per la paura, ma le compie e le rispetta poiché crede che tale comportamento sia il più vantaggiosi, chi non dice niente, non fa nulla, non pensa nulla se non naturalmente e seguendo il proprio istinto, colui le cui decisioni e azioni nascono da lui ritornano verso lui, colui per cui lelemento di più grande valore è dato dalla sua volontà e dalla sua capacità di valutazione, costui, infine, cui la stessa Fortuna, che, secondo la voce comune, ha la più grande influenza sulle cose, deve arretrare se sono vere le parole di quel saggio poeta: Ognuno si plasma la propria fortuna con il proprio comportamento morale