Cicerone, In Verrem: 02; 03-41-45

Cicerone, In Verrem: 02; 03-41-45

Latino: dall'autore Cicerone, opera In Verrem parte 02; 03-41-45

[XLI, 94] Hunc ordinem si dignitate antecellere non existimabas, ne hoc quidem sciebas, iudicare

Antea cum equester ordo iudicaret, improbi et rapaces magistratus in provinciis inserviebant publicanis; ornabant eos qui in operis erant; quemcumque equitem Romanum in provincia viderant, beneficiis ac liberalitate prosequebantur; neque tantum illa res nocentibus proderat quantum obfuit multis, cum aliquid contra utilitatem eius ordinis voluntatemque fecissent
[XLI, 94] Se di questa classe tu non riconoscevi la preminenza e il prestigio, non sapevi nemmeno che è quella che amministra la giustizia

In precedenza, quando era la classe dei cavalieri ad amministrare la giustizia, nelle province i governatori disonesti e avidi si mettevano al servizio degli interessi degli appaltatori delle tasse; lo trattavano con ogni riguardo quelli che svolgevano que sto compito; colmavano di favori e gentilezze qualunque cavaliere romano vedessero nella loro provincia; e questo comportamento, più che giovare ai governatori colpevoli, nocque a molti governatori che con qualche loro azione avevano contrastato gli interessi e i desideri della clas se equestre
Retinebatur hoc tum nescio quo modo quasi communi consilio ab illis diligenter, ut, qui unum equitem Romanum contumelia dignum putasset, ab universo ordine malo dignus iudicaretur: [95] tu sic ordinem senatorium de spexisti, sic ad iniurias libidinesque tuas omnia coaequasti, sic habuisti statutum cum animo ac deliberatum, omnis qui habitarent in Sicilia, aut qui Siciliam te praetore attigissent, iudices reicere ut illud non cogitares tamen, ad eiusdem ordinis homines te iudices esse venturum

In quibus si ex ipsorum domestico incommodo nullus dolor insideret, tamen esset illa cogitatio, in alterius iniuria sese despectos dignitatemque ordinis contemptam et abiectam
I cavalieri allora rispettavano scrupolosa mente, non so come, una sorta di norma che sembrava avessero stabilito di comune accordo, che chi avesse conside rato meritevole di oltraggio anche un solo cavaliere ro mano, veniva giudicato meritevole di punizione da tutto quanto l'ordine equestre:[95] e tu per l'ordine senato rio hai avuto tanto poco rispetto, hai istituito una così completa eguaglianza di tutti davanti ai tuoi soprusi e ar bìtri, hai con tanta sicurezza deciso e stabilito di ricusare come giudici tutti i senatori residenti in Sicilia o che vi avessero messo piede durante il tuo governo, da non ri flettere tuttavia che sarebbero pur sempre stati uomini di quella classe i giudici davanti ai quali ti saresti dovuto presentare

E anche se essi non avessero nutrito alcun risentimento per danni subiti personalmente, avrebbero tuttavia pensato che il sopruso patito da un altro aveva oltraggiato anche loro, e offeso e calpestato il prestigio della loro classe
Quod mehercule, iudices, mihi non mediocriter ferendum videtur; habet enim quendam aculeum contumelia, quem pati pudentes ac viri boni difficillime possunt

[96] Spoliasti Siculos; solent enim muti esse in iniuriis suis

Vexasti negotiatores; inviti enim Romam raroque decedunt

Equites Romanos ad Aproni iniurias dedisti; quid enim iam nocere possunt quibus non licet iudicare

Quid

Cum senatores summis iniuriis adficis, quid aliud dicis nisi hoc, 'Cedo mihi etiam istum senatorem, ut hoc amplissimum nomen senatorium non modo ad invidiam imperitorum, sed etiam ad contumeliam improborum natum esse videatur
E questa, per Ercole, giudici, non è cosa che si possa, a parer mio, tollerare facilmente; l'oltraggio infatti provoca un risentimento così acuto che è assai difficile che persone per bene, che tengono al proprio ono re, riescano a sopportarne il bruciore

[96] Hai depre dato i Siciliani; essi, in effetti, di solito subiscono i so prusi in silenzio

Hai maltrattato gli uomini d'affari; essi, in effetti, malvolentieri e di rado lasciano la provincia per recarsi a Roma

Hai consegnato i cavalieri romani ai soprusi di Apronio; in effetti, che danno possono arre carti coloro che non godono del diritto di far parte delle giurie

E allora

Quando oltraggi i senatori con ingiurie gravissime, è come se tu dicessi Suvvia, ancora a code sto senatore voglio far torto, perché questa classe così onorata appaia fatta apposta per raccogliere non solo l'odio degli ignoranti, ma anche l'oltraggio dei furfan ti
' [97] Neque hoc in uno fecit Annaeo, sed in omnibus senatoribus, ut ordinis nomen non tantum ad honorem quantum ad ignominiam valeret

In C Cassio, clarissimo et fortissimo viro, cum is eo ipso tempore primo istius anno consul esset, tanta improbitate usus est ut, cum eius uxor, femina primaria, paternas haberet arationes in Leontino, frumentum omne decumanos auferre iusserit

Hunc tu in hac causa testem, Verres, habebis, quoniam iudicem ne haberes providisti

[98] Vos autem, iudices, putare debetis esse quiddam nobis inter nos commune atque coniunctum
[97] E non con il solo Anneo si comportò così, ma con tutti i senatori, sicché l'appartenenza a quella classe dava diritto non tanto a ottener rispetto quanto a subire infamia

Nei confronti di Gaio Cassio, un personaggio molto illustre e assai valente, che era console proprio al lora, nel primo anno del governo di costui, si comportò con tanta malvagità da dar ordine agli esattori delle deci me di portar via tutto il frumento prodotto dalle terre che la moglie di Cassio, una donna di prim'ordine, pos sedeva nella zona di Lentini, avendole ricevute dal padre

In questo processo, Verre, tu avrai Cassio tra i testimoni a carico, giacché a non averlo tra i tuoi giudici hai già provveduto

[98] Ma voi, giudici, dovete pensare che c'è tra noi qualcosa che ci accomuna e ci unisce
Multa sunt imposita huic ordini munera, multi labores, multa pericula non solum legum ac iudiciorum, sed etiam rumorum ac temporum: sic est hic ordo quasi propositus atque editus in altum ut ab omnibus ventis invidiae circumflari posse videatur

In hac tam misera et iniqua condicione vitae ne hoc quidem retinebimus, iudices, ut magistratibus nostris in obtinendo iure nostro ne contemptissimi ac despicatissimi esse videamur

[XLII, 99] Thermitani miserunt qui decumas emerent agri sui

Magni sua putabant interesse publice potius quamvis magno emi quam in aliquem istius emissarium inciderent

Adpositus erat Venuleius quidam qui emeret
Molti sono i compiti che sono stati imposti a questa nostra clas se, molte le fatiche, molti i rischi cui non solo leggi e pro cessi, ma anche opinione pubblica e circostanze la espon gono; questa classe si trova per così dire esposta allo sguardo di tutti e collocata così in alto che sembra che tutti i venti dell'odio possano assalirla

In una condizio ne tanto infelice e precaria non vorremo almeno opporci risolutamente a che i nostri magistrati ritengano di poter ci completamente ignorare e disprezzare quando recla miamo il rispetto dei nostri diritti

[XLII, 99] Gli abitanti di Termeio inviarono dei delegati perché partecipassero alla gara d'appalto per l'aggiudi cazione delle decime del loro territorio

Ritenevano assai vantaggioso per loro che le decime fossero aggiudicate alla città, anche a una cifra molto alta, pur di non cadere nelle grinfie di un qualche agente di costui

Un tal Venuleio si trovava lì appositamente per farsi aggiudicare l'appalto
Is liceri non destitit; illi quoad videbatur ferri aliquo modo posse contenderunt; postremo liceri destiterunt

Addicitur Venuleio tritici medimnum VIII milibus

Legatus Posidorus renuntiat

Cum omnibus hoc intolerandum videretur, tamen Venuleio dantur, ne accedat, tritici mod vii et praeterea HS II: ex quo facile apparet quae merces decumani, quae praetoris praeda esse videatur

Cedo Thermitanorum mihi litteras et testimonium

Tabulae Thermitanorvm et testimonium

[100] Imacharensis iam omni frumento ablato, iam omnibus iniuriis tuis exinanitos, tributum facere miseros ac perditos coegisti, ut Apronio darent HS XX

Recita et decretum de tributis et publicum testimonium

SENATUS CONSULTUM DE TRIBUTO CONFERUNDO
Non cessò di alzare la sua offerta; quelli si bat terono fino a che la cosa parve loro in qualche modo pos sibile; ma infine cessarono di fare le loro offerte

Le deci me sono aggiudicate a Venuleio per 8000 medimni di grano

Il delegato Posidoro ne riferisce alla sua città

Benché tutti giudicassero la cosa intollerabile, tuttavia vengono dati a Venuleio, perché rinunciasse a far lui l'e sazione, 7000 moggi di grano e inoltre 2000 sesterzi; da ciò è agevole comprendere quale vada considerato il compenso per l'esattore e quale il bottino per il governatore

Datemi i registri dei Termitani e il testo della loro deposizione

REGISTRI DEI TERMITANI E DEPOSIZIONE

[100] Agli abitanti di Imàcara, ai quali era già stato portato via tutto il frumento, che già tutti i tuoi so prusi avevano spogliato, imponesti di tassarsi per dare, in miseria e rovinati com'erano, 20000 sesterzi ad Apronio

Leggi sia il decreto sulle contribuzioni sia la testimo nianza ufficiale

DELIBERAZIONE DEL SENATO SUL VERSA MENTO DELLA CONTRIBUZIONE
TESTIMONIUM IMACHARENSIUM

Hennenses, cum decumae venissent agri Hennensis med VIIICC, Apronio coacti sunt dare tritici modium XVIII et HS III milia

Quaeso, attendite quantus numerus frumenti cogatur ex omni agro decumano

Nam per omnis civitates quae decumas debent percurrit oratio mea, et in hoc genere nunc, iudices, versor, non in quo singillatim aratores eversi bonis omnibus sint, sed quae publice decumanis lucra data sint, ut aliquando ex eorum agris atque urbibus expleti atque saturati cum hoc cumulo quaestus decederent

[XLIII, 101] Calactinis quam ob rem imperasti anno tertio ut decumas agri sui, quas Calactae dare consueverant, Amestrati M Caesio decumano darent
TESTIMONIANZA DEGLI ABI TANTI Di IMACARA

Gli abitanti di Enna, quando già le de cime del loro territorio erano state aggiudicate per 8200 medimni furono costretti a dare ad Apronio 18000 moggi di grano e 3000 sesterzi

Prestate attenzione, per favore, alla gran quantità di frumento che viene rac colto da ogni territorio sottoposto alla decima

Il mio di scorso infatti sta passando in rassegna tutte le città che debbono versare le decime, è di questo che ora io, giudi ci, mi sto occupando, non dei casi singoli di coltivatori spogliati di tutti i loro beni, ma dei compensi extra che furono versati agli esattori delle decime dalle comunità, per ottenere che una buona volta se ne andassero via dai loro campi e dalle loro città appagati e sazi, portando con sé questo supplemento di profitto

[XLIII, 101] Agli abi tanti di Calatte perché ordinasti, nel terzo anno del tuo governo, di consegnare all'esattore Marco Cesio, ad Améstrato, le decime del loro territorio, che solita mente consegnavano a Calatte
Quod neque ante te praetorem illi fecerant neque tu ipse hoc ita statueras antea per biennium

Theomnastus Syracusanus in agrum Mutycensem cur abs te immissus est

Qui aratores ita vexavit ut illi in alteras decumas, id quod in aliis quoque civitatibus ostendam, triticum emere necessario propter inopiam cogerentur

[102] Iam vero ex Hyblensium pactionibus intellegetis, quae factae sunt cum decumano Cn Sergio, sexiens tanto quam quantum satum sit ablatum esse ab aratoribus

Recita sationes et pactiones ex litteris publicis

Cognoscite pactiones Menaenorum cum Venerio servo

Cognoscite item professiones sationum et pactiones Menaenorum
Non lo avevano mai fatto prima del tuo governo, e tu stesso, nei due anni prece denti, non avevi stabilito tale disposizione

Perché lan ciasti all'assalto del territorio di Modica Teomnasto di Siracusa

Questi angariò a tal punto i coltivatori che essi per le seconde decime si videro inevitabilmente co stretti a comperare il grano, perché non ne avevano più, e questo, come dimostrerò, avvenne anche in altre cit tà

[102] Ben presto comprenderete, dalle transazioni stipulate dagli abitanti di Ibla con l'esattore Gneo Ser gio, che ai coltivatori fu portato via sei volte di più di quanto era stato seminato

Leggi dai registri pubblici le dichiarazioni sulle estensioni seminate e i testi delle transazioni

Prendete conoscenza delle transazioni stipu late dagli abitanti di Mene con uno schiavo di Venere

Prendete conoscenza anche per gli abitanti di Mene delle dichiarazioni sulle estensioni seminate e dei testi delle lo ro transazioni
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Patiemini, iudices, ab sociis, ab aratoribus populi Romani, ab eis qui vobis laborant, vobis serviunt, qui ita plebem Romanam ab sese ali volunt ut sibi ac liberis suis tantum supersit quo ipsi ali possint, ab his per summam iniuriam, per acerbissimas contumelias plus aliquanto ablatum esse quam natum sit

[103] Sentio, iudices, moderandum mihi esse iam orationi meae fugiendamque vestram satietatem

Non versabor in uno genere diutius, et ita cetera de oratione mea tollam ut in causa tamen relinquam
Tollererete, giudici, che con la più grave delle ingiustizie, con i più crudeli oltraggi sia stato tolto assai più di quanto avevano prodotto a degli alleati, ai coltivatori del popolo romano, a coloro che faticano per voi e si mettono al vostro servizio, che con tanta genero sità sono disposti a mantenere la plebe romana da accon tentarsi che a sé e ai loro figli resti solo il necessario per il loro sostentamento

[103]Mi rendo conto, giudici, che è ormai opportuno che io ponga un freno alla mia requisitoria, per evitare di tediarvi

Non mi soffermerò oltre su questo solo tipo di crimini, e li toglierò dal resto del mio discorso senza tut tavia toglierli anche dalla causa
Audietis Agrigentinorum, fortissimorum virorum, diligentissimorum aratorum, querimonias; cognoscetis Entellinorum, hominum summi laboris summaeque industriae, dolorem et iniurias; Heracliensium, Gelensium, Soluntinorum incommoda proferentur; Catinensium, locupletissimorum hominum amicissimorumque, agros vexatos ab Apronio cognoscetis; Tyndaritanam, nobilissimam civitatem, Cephaloeditanam, Haluntinam, Apolloniensem, Enguinam, Capitinam perditas esse hac iniquitate decumarum intellegetis; Inensibus, Murgentinis, Assorinis, Helorinis, Ietinis nihil omnino relictum; Cetarinos, Scherinos, parvarum civitatum homines, omnino abiectos esse ac perditos; omnis denique agros decumanos per triennium populo Romano ex parte decuma, C Verri ex omni reliquo vectigalis fuisse, et plerisque aratoribus nihil omnino superfuisse; si cui quid [autem] aut relictum aut remissum sit, id fuisse tantum quantum ex eo quo istius avaritia contenta fuit redundarit Ascolterete direttamen te da loro le proteste degli abitanti di Agrigento, uomini degnissimi, coltivatori scrupolosissimi; apprenderete da gli abitanti di Entella, uomini infaticabili e laboriosissi mi, il loro risentimento e i soprusi che hanno patito; da gli abitanti di Eraclea, Gela, Solunto vi saranno esposti i danni che hanno subito; dagli abitanti di Catania, uomi ni tra i più benestanti e i più legati a noi da amicizia, ap prenderete come le loro terre siano state devastate da Apronio; vi renderete conto di come Tíndari, una città nobilissima, Cefalù, Alunto, Apollonia, Enguio, Capizzi siano state rovinate da questa prepotenza degli esattori; che agli abitanti di Ina, Murganzia, Assoro, Eloro, Ieta non fu lasciato assolutamente nulla; che quelli delle pic cole città di Cétara e Schera sono stati gettati nella più completa rovina e miseria; che insomma tutti i terreni sottoposti a decima furono per tre anni tributari del po polo romano per un decimo del loro raccolto, di Gaio Verre per tutto il resto, e che alla maggior parte dei colti vatori non rimase niente del tutto; e che se a qualcuno fu lasciato o condonato qualcosa non fu che quanto avan zava dopo che l'avidità di costui era stata saziata

Now I feel...