Cicerone, In Verrem: 02; 02-16-20

Cicerone, In Verrem: 02; 02-16-20

Cultura

Latino: dall'autore Cicerone, opera In Verrem parte 02; 02-16-20

[XVI, 39] Quid ego istius in iure dicundo libidinem et scelera demonstrem [XVI, 39] Ma che io dovrei dimostrarvi larbitrio delittuoso del nostro imputato nellamministrazione della giustizia
Cuis vestrum non in urbana iuris dictione cognovit Chi di voi non se nè reso conto quando era lui ad amministrare qui a Roma
Quis umquam isto praetore Chelidone invita lege agere potuit Chi mai, quando Verre era pretore, poté far valere legalmente i suoi diritti senza il beneplacito Chelidone
Non istum, ut non neminem, provincia corrupit; idem fuit qui Romae Non è stata la provincia a guastarlo, comè avvenuto per qualche altro; ha continuato a essere quello che era a Roma
Cum id quod omnes intellegebant diceret Heraclius, ius esse certum Siculis inter se quo iure certarent, legem esse Rupiliam quam P Rupilius consul de decem legatorum sententia dedisset, hanc omnis semper in Sicilia consules praetoresque servasse, negavit se e lege Rupilia sortiturum: quinque iudices, quos commodum ipsi fuit, dedit Sostenendo Eraclio ciò che tutti comprendevano, che in Sicilia sono in vigore precise norme di diritto che regolano le controversie fra Siciliani, che in Sicilia è in vigore la legge Rupilia , emanata dal console P Rupilio su parere conforme di dieci delegati una legge sempre osservata da tutti i consoli e pretori,ma nonostante tutto questo, egli rifiutò il sorteggio dei giudici previsto dalla legge Rupilia : designò cinque giudici di suo gradimento
[40] Quid hoc homine facias [40] Che fare di un tal uomo
Quod supplicium dignum libidine eius invenias Che pena trovare che sia adeguata alla sua sfrenata prevaricazione
Praescriptum tibi cum esset, homo deterrime et impudentissime, quem ad modum iudices inter Siculos dares, cum imperatoris populi Romani auctoritas, legatorum decem, summorum hominum, dignitas, senatus consultum intercederet, quo senatus consulto P Rupilius de decem legatorum sententia leges in Sicilia constituerat, cum omnes ante te praetorem Rupilias leges et in ceteris rebus et in iudiciis maxime servassent, tu ausus es pro nihilo prae tua praeda tot res sanctissimas ducere O uomo perverso e svergognato, imponendoti la legge il criterio di designazione dei giudici nelle liti tra Siciliani, opponendosi alla tua decisione lautorità di un generale romano, il prestigio di quei grandi uomini che erano i dieci delegati, il decreto del senato che aveva autorizzato P Rupilio a stabilire per i Siciliani un corpo di leggi su parere conforme di dieci delegati, avendo osservato tutti prima della tua propretura la legislazione di Rapilio, soprattutto quella giudiziaria, tuttavia tu avesti lardire di non tenere in alcun conto, di fronte al bottino che ti proponevi, tanti valori sacrosanti
Tibi nulla lex fuit, nulla religio, nullus existimationis pudor, nullus iudici metus Non esisteva per te nessuna legge, nessuno scrupolo, nessuna vergogna della tua cattiva reputazione, nessun timore di unazione legale
nullius apud te gravis auctoritas, nullum exemplum quod sequi velles non cera persona la cui autorità avesse peso su di te, non cera esempio che tu desiderassi seguire