Cicerone, De Natura deorum: Libro 02; 46-50

Cicerone, De Natura deorum: Libro 02; 46-50

Cultura

Latino: dall'autore Cicerone, opera De Natura deorum parte Libro 02; 46-50

XLVI In aethere autem astra volvuntur, quae se et nisu suo conglobata continent et forma ipsa figuraque sua momenta sustentant; sunt enim rutunda, quibus formis, ut ante dixisse videor, minime noceri potest XLVI Nelletere invece le stelle si muovono, e queste assunta forma sferica si mantengono e la forma e la stessa figura sostengono i loro movimenti;sono infatti sferiche, con la cui forma non si può affatto recar danno, come mi pare aver già detto
[118] Sunt autem stellae natura flammeae; quocirca terrae maris aquarum[que reliquarum] vaporibus aluntur iis, qui a sole ex agris tepefactis et ex aquis excitantur; quibus altae renovataeque stellae atque omnis aether effundunt eadem et rursum trahunt indidem, nihil ut fere intereat aut admodum paululum, quod astrorum ignis et aetheris flamma consumat [118]I pianeti per natura sono stelle; per cui sono nutrite dalle evaporazioni della terra, del mare e dellacqua, le quali sono provocate dal sole per i terreni riscaldati e per lacqua; le alte e rinvigorite stelle e tutto letere le riversano di nuovo e le assorbono da quello stesso luogo, affinchè niente possa mai morire o almeno quel poco che dei pianeti il calore del fuoco e dellaria consuma
Ex quo eventurum nostri putant id, de quo Panaetium addubitare dicebant, ut ad extremum omnis mundus ignesceret, cum umore consumpto neque terra ali posset nec remearet aer, cuius ortus aqua omni exhausta esse non posset: ita relinqui nihil praeter ignem, a quo rursum animante ac deo renovatio mundi fieret atque idem ornatus oreretur Per questo motivo i nostri pensano che accadrà quello di cui dicevano che dubitasse Panezio, cioè che tutto il modo alla fine brucerà, poiché avendo consumato ogni genere di liquido la terra non potrà essere alimentata né continuerebbe a spirare laria, il levarsi della quale non potrebbe esserci essendo consumatasi tutta lacqua: così nulla rimarrebbe eccetto il fuoco e da cui nuovamente verrebbe la palingenesi del mondo e nascerebbe con la medesima bellezza di prima
[119] Nolo in stellarum ratione multus vobis videri, maximeque earum, quae errare dicuntur; quarum tantus est concentus ex dissimillimis motibus, ut, cum summa Saturni refrigeret, media Martis incendat, his interiecta Iovis inlustret et temperet, infraque Martem duae soli oboediant, ipse sol mundum omnem sua Iuce compleat, ab eoque luna inluminata graviditates et partus adferat maturitatesque gignendi [119] Non voglio apparire a voi molto prolisso sul calcolo delle stelle, e soprattutto dei pianeti; tanto grande è larmonia di moti così dissimile che, mentre la stella più alta, quella di Saturno, è fredda, quella a medio cielo, quella di Marte brucia, posta tra questi quella di Giove illumina domina, e le due stelle poste sotto Marte obbediscono al sole, lo stesso sole riempie della sua luce tutto il mondo, e dallo stesso illuminata, la luna sovtintende i concepimenti e le nascite e lo sviluppo della crezione
Quae copulatio rerum et quasi consentiens ad mundi incolumitatem coagmentatio naturae quem non movet, hunc horum nihil umquam reputavisse certo scio E lunione delle cose , quasi una armonica combinazione della natura che non muove verso lincolumità del mondo, so che nessuno di questi vi ha mai riflettuto
XLVII [120] Age ut a caelestibus rebus ad terrestres veniamus, quid est in his, in quo non naturae ratio intellegentis appareat XLVII [120] Orsù, se poi dalle regioni del cielo ci riportiamo alle cose della nostra terra, come rintracciare una sola creatura nella quale non risplenda la razionale intelligenza della natura
Principio eorum, quae gignuntur e terra, stirpes et stabilitatem dant his, quae sustinent, et e terra sucum trahunt, quo alantur ea, quae radicibus continentur; obducunturque libro aut cortice trunci, quo sint a frigoribus et caloribus tutiores Innanzitutto i fusti della vegetazione che spunta dal grembo della terra danno solidità alle parti che essi sostengono e traggono dalla terra gli alimenti con cui nutrire quanto poggia sulle radici; e per difendersi dal freddo e dal caldo i tronchi si ricoprono di corteccia
Iam vero vites sic claviculis adminicula tamquam manibus adprehendunt atque ita se erigunt ut animantes; quin etiam a caulibus brassicae, si propter sati sint, ut a pestiferis et nocentibus refugere dicuntur nec eos ulla ex parte contingere Le viti si aggrappano ai sostegni coi loro tralci simili a mani e non diversamente dagli esseri animati assumono posizione eretta; anzi, se nelle vicinanze sono piantati dei cavoli se ne tengono lontano come da corpi funesti e pestilenziali e si guardano bene dall'entrare in contatto con essi
[121] Animantium vero quanta varietas est, quanta ad eam rem vis, ut in suo quaeque genere permaneat [121] Quanta varietà di animali e della capacità che ciascuno possiede di conservarsi nei limiti della propria specie
Quarum aliae coriis tectae sunt, aliae villis vestitae, aliae spinis hirsutae; pluma alias, alias squama videmus obductas, alias esse cornibus armatas, alias habere effugia pinnarum Alcuni si ricoprono di cuoio, altri si vestono di pelli villose, altri ancora di ispidi mantelli di spine;alcuni li vediamo ricoperti di piume, altri di squame, e se per una parte di essi le corna rappresentano un'arma, per altri le ali sono il più sicuro mezzo con cui fuggire