Cicerone, De Natura deorum: Libro 02; 06-10

Cicerone, De Natura deorum: Libro 02; 06-10

Latino: dall'autore Cicerone, opera De Natura deorum parte Libro 02; 06-10

VI [16] Chrysippus quidem, quamquam est acerrimo ingenio, tamen ea dicit, ut ab ipsa natura didicisse, non ut ipse repperisse videatur VI [16] Crisippo poi, nonostante sia di acutissimo ingegno, parla come se quei principi gli fossero stati suggeriti dalla natura e non fosse stato lui stesso ad acquisirli
"Si enim" inquit "est aliquid in rerum natura quod hominis mens, quod ratio, quod vis, quod potestas humana efficere non possit, est certe id, quod illud efficit, homine melius; atqui res caelestes omnesque eae, quarum est ordo sempiternus, ab homine confici non possunt; est igitur id, quo illa conficiuntur, homine melius " Se esiste nel mondo qualcosa - sono sue parole - che né l'intelligenza dell'uomo, né la sua capacità razionale, né la sua forza, né la sua potenza sono in grado di realizzare, l'artefice di tale realizzazione è certamente un essere superiore all'uomo; ma i fenomeni celesti e tutti quelli inseriti in un ordinamento valido per tutta l'eternità non possono essere opera dell'uomo; il loro autore è dunque migliore dell'uomo
Id autem quid potius dixeris quam deum E come chiamare codesto essere se non dio
Etenim si di non sunt, quid esse potest in rerum natura homine melius; in eo enim solo est ratio, qua nihil potest esse praestantius; esse autem hominem, qui nihil in omni mundo melius esse quam se putet, desipientis adrogantiae est; ergo est aliquid melius ; est igitur profecto deus Infatti, ammesso che non esistano gli dèi, che cosa può esserci nel mondo di superiore all'uomo;solo in lui v'è la ragione di cui nulla è più apprezzabile; d'altra parte il ritenere che nulla vi sia al mondo di superiore a se stessi è segno di stoltezza e di presunzione; deve quindi esistere qualcosa di meglio;quindi quest'essere non può che identificarsi con la divinità
[17] An vero, si domum magnam pulchramque videris, non possis adduci ut, etiam si dominum non videas, muribus illam et mustelis aedificatam putes: tantum ergo ornatum mundi, tantam varietatem pulchritudinemque rerum caelestium, tantam vim et magnitudinem maris atque terrarum si tuum ac non deorum inmortalium domicilium putes, nonne plane desipere videare [17] In verità se tu entri in una casa grande e bella non puoi essere indotto a credere, pur non conoscendone il padrone, che sia stata costruita dai topi e dalle faine; perché allora non ti si dovrebbe considerare uno sciocco qualora tu ritenessi come tua dimora e non degli dèi questo mondo così splendidamente adorno, questa volta celeste di così varia ed intensa bellezza, queste sconfinate distese di mari e di terre
An ne hoc quidem intellegimus omnia supera esse meliora, terram autem esse infimam, quam crassissimus circumfundat aer: ut ob eam ipsam causam, quod etiam quibusdam regionibus atque urbibus contingere videmus, hebetiora ut sint hominum ingenia propter caeli pleniorem naturam, hoc idem generi humano evenerit, quod in terra hoc est in crassissima regione mundi conlocati sint Ma il peggio si è che non riusciamo neppure a renderci conto che tutto ciò che è sopra di noi è migliore di noi, mentre la terra, circondata com'è da una densissima atmosfera, occupa l'ultimo posto; e lo stesso fenomeno che constatiamo in determinate regioni e in determinate città i cui abitanti hanno capacità intellettuali più limitate per la maggiore densità atmosferica, accade al genere umano nel suo insieme in quanto dimora sulla terra che è la regione più densa dell'universo
[18] Et tamen ex ipsa hominum sollertia esse aliquam mentem et eam quidem acriorem et divinam existimare debemus [18] Ciò non toglie però che, proprio partendo dalle elevate capacità dell'umano intelletto, siamo necessariamente spinti a riconoscere l'esistenza di una mente superiore alla nostra e di natura divina
Unde enim hanc homo arripuit", ut ait apud Xenophontem Socrates, quin et umorem et calorem, qui est fusus in corpore, et terrenam ipsam viscerum soliditatem, animum denique illum spirabilem, si quis quaerat, unde habeamus, apparet; quorum aliud a terra sumpsimus, aliud ab umore, aliud ab igni, aliud ab aere eo, quem spiritum dicimus " Donde l'uomo avrebbe potuto trarre la sua " si chiede Socrate in un'opera di Senofonte,poiché se ci si limita a chiedere donde l'uomo abbia tratto l'umidità e il il calore che vediamo intimamente fusi nel suo corpo o i suoi organi interni solidamente connessi fra di loro come avviene negli altri esseri terrestri o l'aria che si respira, appare evidente che tutto ciò gli deriva in parte dalla terra, in parte dall'elemento liquido, in parte dal fuoco, in parte dall'aria che chiamiamo spirito
VII Illud autem, quod vincit haec omnia, rationem dico et, si placet pluribus verbis, mentem, consilium, cogitationem, prudentiam, ubi invenimus, unde sustulimus VII Ma l'elemento che sovrasta tutti gli altri, la ragione (o mente o facoltà deliberativa o pensiero o prudenza che dirsi voglia) dove l'abbiamo scovata, da quale fonte l'abbiamo ricevuta
An cetera mundus habebit omnia, hoc unum, quod plurimi est, non habebit Il mondo recherà dunque in sé tutto il resto e mancherà di questo unico elemento che è senz'altro il più prezioso

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