Cicerone, De Natura deorum: Libro 01; 26-30

Cicerone, De Natura deorum: Libro 01; 26-30

Latino: dall'autore Cicerone, opera De Natura deorum parte Libro 01; 26-30

XXVI Mirabile videtur quod non rideat haruspex, cum haruspicem viderit; hoc mirabilius, quam vos inter vos risum tenere possitis

"Non est corpus, sed quasi corpus": hoc intellegerem, quale esset, si in cereis fingeretur aut fictilibus figuris; in deo quid sit quasi corpus aut quid sit quasi sanguis, intellegere non possum

Ne tu quidem Vellei, sed non vis fateri

[72] Ista enim a vobis quasi dictata redduntur, quae Epicurus oscitans halucinatus est, cum quidem gloriaretur, ut videmus in scriptis, se magistrum habuisse nullum

Quod et non praedicanti tamen facile equidem crederem, sicut mali aedificii domino glorianti se architectum non habuisse; nihil enim olet ex Academia, nihil [ne] ex Lycio, nihil ne e puerilibus quidem disciplinis
XXVI Sembra incredibile che un aruspice non rida incontrandone un altro, ma ancor più incredibile che voi possiate trattenere il riso quando siete fra voi

" Non un corpo ma una sembianza di corpo " : capirei il senso di una espressione siffatta se fossero plasmati come immagini di cera o di terracotta; ma che cosa significhi in un dio " una sembianza di corpo " ed" una sembianza di sangue " non riesco proprio a capirlo

E neppure tu lo capisci, mio caro Velleio, ma non vuoi ammetterlo

[72] Queste parole sono ripetute da voi come se fossero dettate, tutto ciò che Epicuro ha sognato ozioso, visto che, come risulta dai suoi scritti, egli si vanta di non aver avuto maestri

E questo io lo crederei facilmente anche se non fosse lui a dirlo, così come crederei al proprietario di una casa mal costruita il quale si gloria di non aver avuto nessun architetto; in lui non v'è la minima traccia né dell'Accademia, né del Liceo e neppure degli studi dell’età giovanile
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Xenocraten audire potuit (quem virum, dii inmortales), et sunt, qui putent, audisse; ipse non vult: credo, plus nemini

Pamphilum, quendam Platonis auditorem, ait a se Sami auditum (ibi enim adulescens habitabat cum patre et fratribus, quod in eam pater eius Neocles agripeta venerat, sed cum agellus eum non satis aleret, ut opinor, ludi magister fuit); [73] sed hunc Platonicum mirifice contemnit Epicurus: ita metuit, ne quid umquam didicisse videatur

In Nausiphane Democriteo tenetur; quem cum a se non neget auditum, vexat tamen omnibus contumeliis

Atqui si haec Democritea non audisset, quid audierat, quid est in physicis Epicuri non a Democrito
Potrebbe aver udito le lezioni di Senocrate (e di quale maestro, per gli dèi immortali) e ci sono quelli che sostengono che le abbia veramente ascoltate ;egli stesso lo nega: ed io credo a lui, più che a qualsiasi altro

Dice di aver frequentato a Samo le lezioni di un certo Panfilo discepolo di Platone (a Samo, infatti, egli abitò da ragazzo insieme al padre ed ai fratelli in quanto suo padre Neocle si era trasferito nell'isola a coltivare un suo fondo, ma non bastando,suppongo, i proventi del campicello al suo sostentamento faceva il maestro di scuola);[73] ma Epicuro disprezzò molto questo seguace di Platone: tanto era in lui il timore che sembrasse aver imparato qualcosa da qualcuno

Nel caso Nausifane, discepolo di Democrito, viene colto in fallo; Pur non negando di aver seguito le sue lezione, tuttavia lo ricopre di ogni genere di critiche

Eppure, se non avesse appreso da lui queste dottrine di Democrito, da chi avrebbe potuto udirne parlare, che cosa v'è nella fisica di Epicuro che non dipenda da Democrito
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Nam etsi quaedam commutavit, ut quod paulo ante de inclinatione atomorum dixi, tamen pleraque dicit eadem: atomos, inane, imagines, infinitatem locorum innumerabilitatemque mundorum, eorum ortus, interitus, omnia fere, quibus naturae ratio continetur

[74] Nunc istuc quasi corpus et quasi sanguinem quid intellegis

Ego enim te scire ista melius quam me non fateor solum, sed etiam facile patior; cum quidem semel dicta sunt, quid est, quod Velleius intellegere possit, Cotta non possit

Itaque corpus quid sit, sanguis quid sit intellego, quasi corpus et quasi sanguis quid sit, nullo prorsus modo intellego

Neque tu me celas, ut Pythagoras solebat alienos, nec consulto dicis occulte tamquam Heraclitus, sed, quod inter nos liceat, ne tu quidem intellegis
Anche se modificò qualcosa, come quella relativa alla deviazione degli atomi di cui s'è detto sopra, dice press'a poco le stesse cose : ci parla degli atomi, del vuoto, dei simulacri, dell'illimitata estensione spaziale, del numero infinito dei mondi, del loro sorgere e del loro perire, più o meno, cioè, di tutto ciò di cui si occupa la scienza della natura

[74]Ora, che cosa intendi tu per " sembianza di corpo " e " sembianza di sangue "

Io non solo ammetto che tu sappia queste teorie meglio di me, ma anche lo confesso di buon grado; ma una volta che siano state esposte non vedo come possa esservi qualcosa che Velleio sia in grado di comprendere e Cotta no

Così io comprendo che cosa sia il corpo e che cosa sia il sangue, ma in che consistano " una sembianza di corpo " e " una sembianza di sangue " non riesco in nessun modo a capirlo

E tu mi nascondi (il tuo intendimento)come Pitagoraera solito (fare) agli estranei, o come Eraclito,che si esprimeva di proposito in modo oscuro, ma - detto fra noi - non lo comprendi neppure tu
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XXVII [75] Illud video pugnare te species ut quaedam sit deorum, quae nihil concreti habeat, nihil solidi, nihil expressi, nihil eminentis, sitque pura, levis, perlucida

Dicemus igitur idem quod in Venere Coa: corpus illud non est, sed simile corporis, nec ille fusus et candore mixtus rubor sanguis est, sed quaedam sanguinis similitudo; sic in Epicureo deo non rem, sed similitudines esse rerum

Fac id, quod ne intellegi quidem potest, mihi esse persuasum; cedo mihi istorum adumbratorum deorum liniamenta atque formas
XXVII [75] Vedo che ti sforzi a presentarci una sostanza divina che non ha niente di concreto e niente di materiale, di ogni definito ed evidente aspetto esteriore, che sia pura, leggera, trasparente

Per essa potremo dunque usare le stesse espressioni che per la Venere di Coo: " quello non è un corpo, ma assomiglia ad un corpo, e quel rossore diffuso misto al candore non è sangue ma qualcosa che assomiglia al sangue ";allo stesso modo nel dio di Epicuro non v'è realtà ma una sembianza di realtà

Ma ammettiamo pure che io riesca a convincermi di ciò che va al di là di ogni possibile comprensione; tu però parlami della forma e dell'aspetto esteriore di queste nebulose divinità
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[76] Non deest hoc loco copia rationum, quibus docere velitis humanas esse formas deorum; primum quod ita sit informatum anticipatum[que] mentibus nostris, ut homini, cum de deo cogitet, forma occurrat humana; deinde cum, quoniam rebus omnibus excellat natura divina, forma quoque esse pulcherrima debeat, nec esse humana ullam pulchriorem; tertiam rationem adfertis, quod nulla in alia figura domicilium mentis esse possit

[77] Primum igitur quidque considera, quale sit; arripere enim mihi videmini quasi vestro iure rem nullo modo probabilem
[76] A questo proposito non vi mancano certo le argomentazioni per dimostrare che gli dèi hanno aspetto umano;in primo luogo perché è una nozione innata nella nostra mente a tal punto che nell’uomo si raffigura una figura umana non appena si affaccia in lei il pensiero della divinità;in secondo luogo poiché la natura divina dovrebbe eccellere su ogni cosa, dovrebbe essere la più bella, ma nessun'altra creatura è più bella dell'uomo; come terzo argomento adducete la considerazione che la facoltà del pensiero non può trovare domicilio in alcun'altra forma sensibile

[77] Ma prima di tutto considera bene quale sia l'esatto peso di ciascun argomento; a mio parete, infatti, voi vi sforzate di strappare arbitrariamente una conclusione che non può in alcun modo essere dimostrata
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[Primum] omnium quis tam caecus in contemplandis rebus umquam fuit, ut non videret species istas hominum conlatas in deos aut consilio quodam sapientium, quo facilius animos imperitorum ad deorum cultum a vitae pravitate converterent aut superstitione, ut essent simulacra, quae venerantes deos ipsos se adire crederent

Auxerunt autem haec eadem poetae, pictores, opifices; erat enim non facile agentis aliquid et molientes deos in aliarum formarum imitatione servare

Accessit etiam ista opinio fortasse, quod homini homine pulchrius nihil videatur

Sed tu hoc, physice, non vides, quam blanda conciliatrix et quasi sui sit lena natura

An putas ullam esse terra marique beluam, quae non sui generis belua maxime delectetur
Innanzitutto chi,nel considerare la realtà delle cose, fu mai tanto cieco da non accorgersi che codesto trasferimento dell'aspetto umano alla divinità fu dovuto o a una ponderata deliberazione dei sapienti, col preciso scopo di portare via le menti degli indotti dalla loro abiezione morale verso il culto degli dèi, o ad una pratica superstiziosa così che introdussero l'uso di immagini venerando le quali gli uomini credettero di essere alla diretta presenza degli dèi

Molto contribuirono poi alla diffusione di quelle idee i poeti, i pittori e gli artisti, data la difficoltà di rappresentate sotto una forma diversa dall'umana gli dèi nell'atto di compiere o di intraprendere un'azione qualsiasi

Un altro contributo all'affermazione di questo concetto fu forse anche arrecato dalla naturale fiducia dell'uomo nella sua superiore bellezza

Ma tu, studioso della natura, non vedi quale insinuante mediatrice e quasi mezzana di se stessa sia la natura

Pensi tu forse che possa esservi in cielo o in terra anche un solo animale che non provi il più grande dei piaceri nell'unirsi ad un suo simile
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Quod ni ita esset, cur non gestiret taurus equae contrectatione, equus vaccae

An tu aquilam aut leonem aut delphinum ullam anteferre censes figuram suae

Quid igitur mirum, si hoc eodem modo homini natura praescripsit, ut nihil pulchrius quam hominem putaret

* * Eam esse causam, cur deos hominum similis putaremus

XXVIII [78] Quid censes, si ratio esset in beluis non suo quasque generi plurimum tributuras fuisse

At mehercule ego (dicam enim, ut sentio), quamvis amem ipse me, tamen non audeo dicere pulchriorem esse me, quam ille fuerit taurus, qui vexit Europam; non enim hoc loco de ingeniis aut de orationibus nostris, sed de specie figuraque quaeritur
Se non fosse così che cosa impedirebbe ad un toro di desiderare una cavalla o ad un cavallo di desiderare una giovenca

Pensi forse che un'aquila o un leone o un delfino antepongano al proprio aspetto quello di un altro animale

Che c'è dunque di strano, se la natura ha indotto l'uomo a non riconoscere in alcun altro essere una bellezza superiore alla sua

Per questo noi riteniamo gli dèí simili agli uomini

XXVIII [78] Che cosa pensi che accadrebbe se gli animali avessero la capacità di ragionare, non porrebbe forse ciascuno al primo posto la propria specie

Per ercole, però (bisogna che esprima la mia opinione) pur avendo stima di me stesso non oserei porre la mia bellezza al di sopra di quella del famoso toro che rapì Europa: non sono ora in questione le nostre doti intellettuali ed oratorie ma solo il nostro aspetto esteriore
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Quod si fingere nobis et iungere formas velimus, qualis ille maritimus Triton pingitur, natantibus invehens beluis adiunctis humano corpori, nolis esse

Difficili in loco versor; est enim vis tanta naturae, ut homo nemo velit nisi hominis similis esse — et quidem formica formicae

[79] Sed tamen cuius hominis

Quotus enim quisque formonsus est

Athenis cum essem, e gregibus epheborum vix singuli reperiebantur — video, quid adriseris, sed ita tamen se res habet

Deinde nobis, qui concedentibus philosophis antiquis adulescentulis delectamur, etiam vitia saepe iucunda sunt

Naevos in articulo pueri delectat Alcaeum; at est corporis macula naevos; illi tamen hoc lumen videbatur
Ché se poi noi volessimo rappresentarci immaginarie combinazioni di forme diverse, non vorresti tu forserassomigliate al famoso Tritone marino che è dipinto nell'atto di avanzare trasportato da mostri natanti uniti ad un corpo umano

Comprendo che l'argomento è difficile: tanto grande è l'istinto naturale che nessun uomo vorrebbe essere similese non ad un uomo (ed una formica ad una formica)

[79] Ma a quale uomo però

Quanti nella massa sono veramente belli

Durante il mio soggiorno ateniese, fra gli efebi se ne trovava a malapena uno per ogni plotone che lo fosse veramente: capisco perché ridi, ma la cosa sta veramente così

Inoltre noi che, con l'approvazione degli antichi filosofi, ci compiacciamo di stabilire rapporti di intimità con dei giovinetti, troviamo spesso gradevoli anche dei veri difetti

Ad Alceo "piace un neo sul polso dei suo favorito ";ma un neo è una macchia della pelle: ma ciò non toglie che a lui sembrasse uno splendore
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Q Catulus, huius collegae et familiaris nostri pater, dilexit municipem tuum Roscium, in quem etiam illud est eius: "constiteram exorientem Auroram forte salutans, cum subito a laeva Roscius exoritur, pace mihi liceat caelestes dicere vestra: mortalis visus pulchrior esse deo”

Huic deo pulchrior; at erat, sicuti hodie est, perversissimis oculis

Quid refert, si hoc ipsum salsum illi et venustum videbatur

XXIX [80] Redeo ad deos

Ecquos si non tam strabones at paetulos esse arbitramur, ecquos naevum habere, ecquos silos, flaccos, frontones, capitones, quae sunt in nobis, an omnia emendata in illis

Detur id vobis; num etiam una est omnium facies
Quinto Catulo, padre del nostro attuale collega ed amico, amava il tuo concittadino Roscio e scrisse anche dei versi in suo onore:" Mi ero fermato per caso a salutare il sorgere dell'aurora quando affermare che un mortale mi parve più bello di un dio "

Per lui dunque era più bello di un dio; eppure era, ed ancora lo è, terribilmente strabico

Ma cheimportanza ha se questo difetto a lui sembrava gustoso e pieno di grazia

XXIX [80] Torno agli dèi

Dovremo dunque ritenere che alcuni di essi, se non proprio strabici, abbiano però uno sguardo leggermente obliquo,che vi siano dèi deturpati da un neo, camusi, con lunghe orecchie penzoloni, con la fronteesageratamente larga, col capo enorme, coi difetti cioè che riscontriamo in noi, oppure tutto in loro è perfetto

Anchea sia ammessa quest'ultima vostra asserzione: dovremo pensare che gli dèi abbiano tutti il medesimo aspetto
Nam si plures, aliam esse alia pulchriorem necesse est, igitur aliquis non pulcherrimus deus; si una omnium facies est, florere in caelo Academiam necesse est: si enim nihil inter deum et deum differt, nulla est apud deos cognitio, nulla perceptio

[81] Quid si etiam, Vellei, falsum illud omnino est nullam aliam nobis de deo cogitantibus speciem nisi hominis occurrere: tamenne ista tam absurda defendes

Nobis fortasse sic occurrit, ut dicis; a parvis enim Iovem, Iunonem, Minervam, Neptunum, Vulcanum, Apollinem, reliquos deos ea facie novimus, qua pictores fictoresque voluerunt, neque solum facie, sed etiam ornatu, aetate, vestitu
Se presentano aspetti diversi l'uno sarà piú bello dell'altro ed esisterà qualche dio non dotato di eccelsa bellezza; se invece l'aspetto è identico per tutti c'è davvero da pensare che in cielo trionfi la scuola accademica dato che, non essendovi differenza fral'una e l'altra divinità, ogni conoscenza e percezione risulta fra esse affatto impossibile

[81] E che farai, Velleio, se risulterà falsa anche l'altra tua affermazione, che cioè la figura umana si presenta a noi quando pensiamo agli dèi; continuerai a sostenere codeste tue assurde teorie

Forse a noi capita proprio come dici tu:fin da ragazzi abbiamo imparato a conoscere Giove, Giunone, Minerva, Nettuno, Vulcano, Apollo e gli altri dèi conquell'aspetto col quale vollero raffigurarli i pittori e gli scultori, e non solo col peculiare aspetto di ciascuno ma anchecon i particolari ornamenti, con la medesima età, con le identiche vesti