Cicerone, De Natura deorum: Libro 01; 01-05

Cicerone, De Natura deorum: Libro 01; 01-05

Latino: dall'autore Cicerone, opera De Natura deorum parte Libro 01; 01-05

I [1] Cum multae res in philosophia nequaquam satis adhuc explicatae sint, tum perdifficilis, Brute, quod tu minime ignoras, et perobscura quaestio est de natura deorum, quae et ad cognitionem animi pulcherrima est et ad moderandam religionem necessaria I [1] Come tu ben sai, o Bruto,se nel campo della filosofia molti problemi non sono ancora stati sufficientemente approfonditi, ancor più complesso e oscuro si presenta quello relativo alla natura della divinità; la cui questione, sia per il riconoscimento dellanima umana, è indispensabile per dare un indirizzo allavita religiosa
De qua tam variae sunt doctissimorum hominum tamque discrepantes sententiae,ut magno argumento esse debeat causa, principium philosophiae inscientiam, prudenterque Academici a rebus incertis adsensionem cohibuisse Tanto varie e discordanti sono le opinioni dei piú eminenti studiosi su questo argomento che devono costituire una solida prova al principio secondo il quale lo stimolo e il fondamento allattività speculativa sarebbe la mancanza di cognizioni sicure, sicchè gli Accademici prudentemente si guardano dallaccosentire su questione senza fondamento
Quid est enim temeritate turpius aut quid tam temerarium tamque indignum sapientis gravitate atque constantia quam aut falsum sentire aut, quod non satis explorate perceptum sit et cognitum, sine ulla dubitatione defendere Che cosa v'è di più sconveniente dell'avventatezza, che cosa di più sconsiderato e di piú alieno dalla dignità e dalla serietà di un pensatore che il coltivare false opinioni o il sostenere con sicurezza ciò che non è ancora stato adeguatamente compreso e ponderato
[2] Velut in hac quaestione plerique, quod maxime veri simile est et quo omnes +sese duce natura vehimur, deos esse dixerunt, dubitare se Protagoras, nullos esse omnino Diagoras Melius et Theodorus Cyrenaicus putaverunt [2] Come appunto, nella nostra questione, se la maggior parte pensano che gli dei esistono (il che è estremamente verosimile e tutti siamo portati a tale conclusione guidati dalla natura), Protagoraesprime qualche dubbio, Diagora di Melo e Teodoro di Cirene, ritengono che gli dei non esistano affatto
Qui vero deos esse dixerunt, tanta sunt in varietate et dissensione, ut eorum infinitum sit enumerare sententias Ma anche coloro che affermano che gli dei esistono, sostengono teorie tanto diverse e contrastanti che sarebbe troppo lungo enumerarle tutte
Nam et de figuris deorum et de locis atque sedibus et de actione vitae multa dicuntur, deque his summa philosophorum dissensione certatur; quod vero maxime rem causamque continet, utrum nihil agant, nihil moliantur, omni curatione et administratione rerum vacent, an contra ab iis et a principio omnia facta et constituta sint et ad infinitum tempus regantur atque moveantur, in primis [quae] magna dissensio est, eaque nisi diiudicatur, in summo errore necesse est homines atque in maximarum rerum ignoratione versari Molto si discute sull'aspetto esteriore degli dei, sul luogo e sulla loro dimora, nonché sul genere di vita, ed estremamente divergenti sono al riguardo le tesi dei vari filosofi;ma in verità il punto della questione, sul quale soprattutto cè grande discordia , è se gli dèi se ne stiano inattivi, se si preoccupano di niente e se se ne stanno lontano dal governo dell'universo, o se, al contrario da essi sin dal principio sia stata creata e organizzata ogni cosa, e che tutto per tutta leternità sia stato governato e organizzato (da loro),e se tale questione non viene risolta, l'umanità è destinata inevitabilmente a dibattersi in uno stato di estrema confusione e di totale ignoranza
II [3] Sunt enim philosophi et fuerunt, qui omnino nullam habere censerent rerum humanarum procurationem deos II [3] Vi sono oggi e vi sono stati dei filosofi che hanno negato nel modo più assoluto ogni intervento degli dei nelle vicende umane
Quorum si vera sententia est, quae potest esse pietas, quae sanctitas, quae religio Ma se la loro opinione è nel vero, che significato potrà mai avere la pietà, la devozione,la pratica religiosa
Haec enim omnia pure atque caste tribuenda deorum numini ita sunt, si animadvertuntur ab is et si est aliquid a deis inmortalibus hominum generi tributum; sin autem dei neque possunt nos iuvare nec volunt nec omnino curant nec, quid agamus, animadvertunt nec est, quod ab his ad hominum vitam permanare possit, quid est, quod ullos deis inmortalibus cultus, honores, preces adhibeamus Così si devono offrire alla maestà degli dei questi tributi in maniera pura e incontaminata, solo se da questi sono considerati e se qulcosa viene dato in cambio dagli dei al genere umano; ma se gli dèi non possono e non vogliono aiutarci, se non si interessano affatto di noi e non si accorgono di ciò che facciamo, e se non è possibile che qualcosa possa trasmettersi da loro alla vita degli uomini, che ragione v'è di offrire agli dei opere di culto, onori e preghiere
In specie autem fictae simulationis sicut reliquae virtutes item pietas inesse non potest; cum qua simul sanctitatem et religionem tolli necesse est, quibus sublatis perturbatio vitae sequitur et magna confusio; [4] atque haut scio, an pietate adversus deos sublata fides etiam et societas generis humani et una excellentissima virtus iustitia tollatur Come le restanti virtù e ugualmente la pietà non possono presentarsi con le false sembianze della simulazione, la cui eliminazione comporta necessariamente con sé quella di ogni devozione e pratica religiosa, soppresse le quali segue il disordine della vita e una grande confusione; [4] e so bene che, una volta tolta di mezzo la pietà verso gli dei, scompaia insieme anche ogni lealtà e la comunione del genere umano e quella che è la più eccelsa fra le virtù, la giustizia

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