Cicerone, De legibus: Libro 01, Par 11 - 30

Cicerone, De legibus: Libro 01, Par 11 - 30

Latino: dall'autore Cicerone, opera De legibus parte Libro 01, Par 11 - 30

[11] Atticvs Atqui uereor ne istam causam nemo noscat, tibique semper dicendum sit, et eo magis quod te ipse mutasti, et aliud dicendi instituisti genus, ut, quem ad modum Roscius familiaris tuus in senectute numeros in cantu cecinerat ipsasque tardiores fecerat tibias, sic tu a contionibus quibus summis uti solebas, cotidie relaxes aliquid, ut iam oratio tua non multum a philosophorum lenitate absit Quod sustinere cum uel summa senectus posse uideatur, nullam tibi a causis uacationem uideo dari

[12] Qvintvs At mehercule ego arbitrabar posse id populo nostro probari, si te ad ius respondendum dedisses; quam ob rem, cum placebit, experiendum tibi id censeo
[11] Attico: - Eppure temo che nessuno ti riconosca questa motivazione, e che tu dovrai sempre pronunziare arringhe, tanto più che hai operato un cambiamento adottando una nuova forma di oratoria; ed a quel modo che il tuo amico Roscio nella vecchiaia aveva moderato le armonie nelle sue cantate, ed aveva fatto rallentare il ritmo dei flauti, così tu ora di giorno in giorno stai moderando alquanto le tue discussioni, che invece eri solito sostenere con estrema vivacità, sicché ormai la tua eloquenza non è molto lontana dalla pacatezza dei filosofi; e poiché pare che una tensione tale possa essere sostenuta anche dalla vecchiaia più avanzata, mi è facile capire che non ti è concesso alcun disimpegno dalle cause

[12] Quinto: - Per Ercole, io pensavo che potessi riscuotere l'approvazione del nostro popolo se ti dedicassi alla consulenza legale Ritengo quindi che dovresti metterti alla prova, quando ne avrai voglia
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Marcvs Si quidem, Quinte, nullum esset in experiundo periculum Sed uereor ne, dum minuere uelim laborem, augeam, atque ad illam causarum operam, ad quam ego numquam nisi paratus et meditatus accedo, adiungatur haec iuris interpretatio, quae non tam mihi molesta sit propter laborem, quam quod dicendi cogitationem auferat, sine qua ad nullam maiorem umquam causam sum ausus accedere

[13] Atticvs Quin igitur ista ipsa explicas nobis his subsiciuis, ut ais, temporibus, et conscribis de iure ciuili subtilius quam ceteri

Nam a primo tempore aetatis iuri studere te memini, quom ipse etiam ad Scaeuolam uentitarem, neque umquam mihi uisus es ita te ad dicendum dedisse, ut ius ciuile contemneres
Marco: - Certamente, Quinto, se nel farne la prova non vi fossero inconvenienti; ma temo che, mentre vorrei diminuire i miei impegni, al contrario li aumenterei, e a quella trattazione delle cause, alla quale io non mi accingo mai se non dopo una attenta preparazione e meditazione, si aggiungerebbe questa interpretazione della legge, che non mi riuscirebbe tanto molesta per la fatica, quanto perché mi impedirebbe di pensare alle arringhe da pronunziare; non ho mai avuto la presunzione di presentarmi ad un processo di una certa importanza senza questa preparazione

[13] Attico: - E perché allora in questi ritagli di tempo non ci chiarisci tutto ciò, e non ti metti a scrivere di diritto civile con maggior profondità di quanto non abbiano fatto gli altri

Ricordo infatti che fin dalla prima giovinezza ti occupavi di diritto, quando anch'io frequentavo Scevola, né ho mai avuto l'impressione che tu ti fossi dato all'oratoria, al punto da disprezzare il diritto civile
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Marcvs In longum sermonem me uocas, Attice, quem tamen, nisi Quintus aliud quid nos agere mauult, suscipiam, et, quoniam uacui sumus, dicam

Qvintvs Ego vero libenter audierim Quid enim agam potius, aut in quo melius hunc consumam diem

[14] Marcvs Quin igitur ad illa spatia nostra sedesque pergimus

Vbi, cum satis erit ambulatum, requiescemus, nec profecto nobis delectatio deerit, aliud ex alio quaerentibus

Atticvs Nos vero, et hac quidem ad irem, si placet, per ripam et umbram

Sed iam ordire explicare, quaeso, de iure ciuili quid sentias

Marcvs Egone

Summos fuisse in ciuitate nostra uiros, qui id interpretari populo et responsitare soliti sint, sed eos magna professos in paruis esse uersatos

Quid enim est tantum quantum ius ciuitatis
Marco: - Mi inviti ad un lungo discorso, Attico; ma tuttavia lo affronterò, a meno che Quinto non preferisca che trattiamo qualche altra questione; e, considerato che non abbiamo altro da fare, ne parlerò

Quinto: - Io ti ascolterò ben volentieri; infatti che cosa potrei preferire di fare, o come potrei trascorrere meglio questa giornata

[14] Marco: - Perché allora non ci avviamo alla nostra passeggiata ed a quei sedili

In quel posto ci potremo riposare dopo aver passeggiato abbastanza, e non ci mancherà certo l'occasione di essere soddisfatti affrontando svariate questioni

Attico: - Noi siamo pienamente d'accordo, ed anzi da questa parte andiamo verso il Liri, se vi sta bene, lungo la riva ed all'ombra

Ma incomincia ora a spiegare, ti prego, il tuo pensiero sul diritto civile

Marco: - Devo farlo proprio io

Penso che già ci furono nella nostra città grandissimi uomini, che erano soliti spiegarlo al popolo e facevano i consulenti legali; ma essi, pur promettendo grandi cose, si occuparono di argomenti poco importanti

Che c'è infatti di così importante come il diritto pubblico
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Quid autem tam exiguum quam est munus hoc eorum qui consuluntur

Quam est [populo] necessarium, nec vero eos, qui ei muneri praefuerunt, uniuersi iuris fuisse expertis existimo, sed hoc ciuile quod uocant eatenus exercuerunt, quoad populo praestare uoluerunt; id autem in cogniti tenue est, in usu necessarium

Quam ob rem quo me uocas, aut quid hortaris

ut libellos conficiam de stillicidiorum ac de parietum iure

An ut stipulationum et iudiciorum formulas conponam

Quae et conscripta a multis sunt diligenter, et sunt humiliora quam illa quae a nobis exspectari puto
E che cosa tanto modesto come il compito di quelli che danno consulenze, anche se esso è necessario al pubblico

Io non credo affatto che quanti si segnalarono in tale professione siano stati ignoranti di diritto generale, ma si occuparono di quello, così detto civile, entro i limiti in cui vollero fare cosa utile al popolo E questo, per quanto concerne la dottrina, è un fatto di poco conto, sebbene necessario nella vita pratica

Perciò a che m'inviti o a che cosa mi esorti

A confezionare libercoli sugli stillicidi di acqua o sui diritti connessi ai muri

O che metta insieme formule di contratti e di sentenze

Tutte cose di cui molti hanno scritto diligentemente e che sono di portata minore rispetto a quelle che penso si debba attendere da noi
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[15] Atticvs Atqui, si quaeris ego quid exspectem, quoniam scriptum est a te de optimo rei publicae statu, consequens esse uidetur ut scribas tu idem de legibus: sic enim fecisse uideo Platonem illum tuum, quem tu admiraris, quem omnibus anteponis, quem maxime diligis

Marcvs Visne igitur, ut ille cum Crete Clinia et cum Lacedaemonio Megillo aestiuo, quem ad modum describit, die in cupressetis Gnosiorum et spatiis siluestribus, crebro insistens, interdum adquiescens, de institutis rerum publicarum ac de optimis legibus disputat, sic nos inter has procerissimas populos in uiridi opacaque ripa inambulantes, tum autem residentes, quaeramus isdem de rebus aliquid uberius quam forensis usus desiderat

[16] Atticvs Ego vero ista audire cupio

Marcvs Quid ait Quintus

Qvintvs Nulla de re magis
[15] Attico: - Eppure se tu mi chiedessi che cosa io mi aspetti, visto che tu già hai scritto della miglior forma di governo, mi sembra conseguente che tu debba ancora scrivere, cioè sulle leggi; cosi infatti vedo che fece quel tuo Platone, che tu ammiri, che poni davanti a tutti, che ami più d'ogni altro

Marco: - Allora tu vorresti che facessimo come quella persona in compagnia del cretese Clinia e lo spartano Megillo in un giorno d'estate, a quanto egli stesso scrive, il quale, soffermandosi spesso durante una passeggiata nel bosco fra i cipresseti di Cnosso, e di tanto in tanto sedendosi a riposare, discorreva delle istituzioni politiche e delle migliori legislazioni; e così noi, passeggiando fra questi altissimi pioppi su una riva verdeggiante ed ombrosa, e poi mettendoci anche a sedere, dovremmo ricercare intorno a questi medesimi argomenti qualcosa di più stimolante di quello che esige la pratica forense

[16] Attico: - Sono esattamente questi i temi che io desidero ascoltare

Marco: - E tu che ne dici, Quinto

Quinto: - A nessun altro tema sono interessato di più
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Marcvs Et recte quidem; nam sic habetote, nullo in genere disputandi

oest magis patefieri, quid sit homini a natura tributum, quantam uim rerum optimarum mens humana contineat, cuius muneris colendi efficiendique causa nati et in lucem editi simus, quae sit coniunctio hominum, quae naturalis societas inter ipsos

His enim explicatis, fons legum et iuris inueniri potest

[17] Atticvs Non ergo a praetoris edicto, ut plerique nunc, neque a duodecim tabulis, ut superiores, sed penitus ex intima philosophia hauriendam iuris disciplinam putas

Marcvs Non enim id quaerimus hoc sermone, Pomponi, quem ad modum caueamus in iure, aut quid de quaque consultatione respondeamus

Marco: - Ed è giusto che sia così Infatti tenete bene in mente questo principio, che in nessun genere di discussione si può manifestare con maggiore evidenza che cosa sia stato attribuito all'uomo dalla natura, quanta abbondanza di ottime doti contenga l'animo umano, per assolvere e realizzare quale compito siamo nati e venuti alla luce, quale sia il legame tra gli uomini, quale la naturale associazione tra i medesimi

Una volta spiegati questi princìpi, si può ritrovare la fonte delle leggi e del diritto

[17] Attico: - Allora tu pensi che la dottrina giuridica non debba essere attinta dagli editti del pretore, come i più credono ora, né dalle dodici tavole, come i nostri antenati, ma dalle radici più profonde della filosofia

Marco: - Infatti in questa conversazione non indaghiamo questo, Pomponio, cioè delle cautele che dobbiamo prendere in una causa o della risposta che dobbiamo dare a ciascun quesito legale
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Sit ista res magna, sicut est, quae quondam a multis claris uiris, nunc ab uno summa auctoritate et scientia sustinetur, sed nobis ita complectenda in hac disputatione tota causa est uniuersi iuris ac legum, ut, hoc ciuile quod dicimus, in paruum quendam et angustum locum concludatur

Natura enim iuris explicanda nobis est, eaque ab hominis repetenda natura, considerandae leges quibus ciuitates regi debeant; tum haec tractanda, quae conposita sunt et descripta iura et iussa populorum, in quibus ne nostri quidem populi latebunt quae uocantur iura ciuilia

[18] Qvintvs Alte vero et, ut oportet, a capite, frater, repetis quod quaerimus, et qui aliter ius ciuile tradunt, non tam iustitiae quam litigandi tradunt uias
Sia pure questa un'importante occupazione, come difatti lo è, che già un tempo fu praticata da molti autorevoli personaggi, ed ora da un solo personaggio è mantenuta con grande autorità e conoscenza di causa Ma in questa discussione dovremo abbracciare nella sua interezza l'argomento del diritto generale e delle leggi, in modo che questo che chiamiamo diritto civile sia circoscritto in un ambito modesto e ben delimitato

Dobbiamo infatti spiegare la natura del diritto ed essa deve essere fatta derivare dalla natura umana, dobbiamo considerare le leggi con le quali si debbano governare gli Stati, e poi dobbiamo trattare di quelle leggi e di quegli ordinamenti dei popoli che sono stati codificati e distinti, e fra di essi non ci sfuggiranno certo quelli del nostro popolo, che sono chiamati diritti civili

[18] Quinto: - Tu riprendi proprio dall'alto e, com'è opportuno, fratello, dalla stessa sorgente, ciò che noi chiediamo; e quelli che insegnano diversamente il diritto civile, non insegnano tanto le vie della giustizia quanto quelle del litigare
Marcvs Non ita est, Quinte, ac potius ignoratio iuris litigiosa est quam scientia

Sed hoc posterius: nunc iuris principia uideamus

Igitur doctissimis uiris proficisci placuit a lege, haud scio an recte, si modo, ut idem definiunt, lex est ratio summa, insita in natura, quae iubet ea quae facienda sunt, prohibetque contraria

Eadem ratio, cum est in hominis mente confirmata et fecta, lex est

[19] Itaque arbitrantur prudentiam esse legem, cuius ea uis sit, ut recte facere iubeat, uetet delinquere, eamque rem illi Graeco putant nomine nmon suum cuique tribuendo appellatam, ego nostro a legendo Nam ut illi aequitatis, sic nos delectus uim in lege ponimus, et proprium tamen utrumque legis est
Marco: - Non è così, Quinto; è fonte di liti piuttosto l'ignoranza del diritto anziché la sua conoscenza

Ma di ciò si discuterà in seguito; ora vediamo i fondamenti del diritto

Piacque dunque agli uomini più dotti nella materia di partire dalla legge, non so se con buone ragioni, a condizione che, secondo la loro stessa definizione, la legge consista nella norma suprema insita nella natura, la quale ordina ciò che si deve fare, e proibisce il contrario

Questa norma medesima, quando è resa certa, ed impressa nella mente umana, è la legge

[19] Pertanto questi giudicano che legge sia la saggezza, la cui forza è che essa comanda di agire rettamente, vieta di commettere colpa, e ritengono che essa, in base al suo nome greco, sia stata chiamata dall'attribuire a ciascuno il suo, io invece in base al suo nome latino da scegliere; infatti come quelli attribuiscono al termine legge il significato di equità, così noi vi attribuiamo quello di scelta, ma tuttavia ambedue i significati sono propri della legge
Quod si ita recte dicitur, ut mihi quidem plerumque uideri solet, a lege ducendum est iuris exordium Ea est enim naturae uis, ea mens ratioque prudentis, ea iuris atque iniuriae regula

Sed quoniam in populari ratione omnis nostra uersatur oratio, populariter interdum loqui necesse erit, et appellare eam legem, quae scripta sancit quod uult aut iubendo , ut uulgus appellare

Constituendi vero iuris ab illa summa lege capiamus exordium, quae, saeclis omnibus, ante nata est quam scripta lex ulla aut quam omnino ciuitas constituta

[20] Qvintvs Commodius vero et ad rationem instituti sermonis sapientius

Marcvs Visne ergo ipsius iuris ortum a fonte repetamus

Quo inuento non erit dubium, quo sint haec referenda quae quaerimus

Qvintvs Ego vero ita esse faciendum censeo
Se questo ragionamento è esatto, e certo a me in linea di massima sembra tale, la fonte del diritto è da desumersi dalla legge; essa infatti è la forza vitale della natura, essa è mente e ragione del saggio, essa criterio del giusto e dell'ingiusto

Ma poichè ogni nostro discorso mira alla comprensione delle masse, sarà necessario parlare talvolta in forma popolare e chiamare legge quella che, scritta, sancisce ciò che vuole o comandando o vietando secondo la definizione corrente

Riallacciamoci dunque, nello stabilire la definizione del diritto, a quella legge suprema, che è nata tanti secoli prima che una legge sia mai stata scritta o che qualche Stato sia mai stato del costituito

[20] Quinto: - Tutto esposto con molta chiarezza e saggezza, in verità

Marco: - Vuoi dunque che ripercorriamo l'origine del diritto rifacendoci alla sua fonte stessa

Una volta scopertala non vi è dubbio che dobbiamo riportare ad essa quanto stiamo indagando

Quinto: - Ritengo che così si debba fare
Atticvs Me quoque adscribe fratris sententiae

Marcvs Quoniam igitur eius rei publicae, quam optumam esse docuit in illis sex libris Scipio, tenendus est nobis et seruandus status, omnesque leges adcommodandae ad illud ciuitatis genus, serendi etiam mores nec scriptis omnia sancienda, repetam stirpem iuris a natura, qua duce nobis omnis est disputatio explicanda

Atticvs Rectissime, et quidem ista duce errari nullo pacto potest

[21] Marcvs Dasne igitur hoc nobis, Pomponi, (nam Quinti noui sententiam), deorum immortalium ut, ratione, potestate, mente, numine (siue quod est aliud uerbum quo planius significem quod uolo) naturam omnem regi

Nam, si hoc oprobas, ab eo nobis causa ordienda est potissimum
Attico: - Considera anche me della stessa opinione di tuo fratello

Marco: - Dal momento dunque che dobbiamo mantenere e conservare inalterate le condizioni di quello Stato, la cui forma Scipione ci dimostrò essere la migliore, in quei famosi sei libri, e poiché tutte le leggi dovranno essere adattate a quel genere di costituzione, e bisogna anche inserirvi i princìpi morali senza sancire ogni cosa per scritto, trarrò fuori la radice del diritto dalla natura, sotto la cui guida dobbiamo svolgere tutta questa discussione

Attico: - Benissimo, e certo con tale guida non si potrà sbagliare in alcun modo

[21] Marco: - Ci concedi dunque questo, Pomponio - infatti già conosco perfettamente il pensiero di Quinto -, che tutto l'universo è governato dal volere degli dei immortali, dalla ragione, dall'autorità, dall'intelletto, dalla potenza, o con qualunque altro termine con cui significare più chiaramente ciò che intendo

Infatti se tu non lo ammettessi, proprio da ciò dovremmo incominciare la nostra discussione