Capodogli: i misteri di questi animali sociali

Capodogli: i misteri di questi animali sociali

I capodogli vivono negli oceani e nei grandi mari del pianeta, dall'Atlantico settentrionale al Pacifico meridionale, e perfino nel Mediterraneo. Cosmopoliti marini che hanno trovato il modo di sopravvivere sia nei climi tropicali che in quelli artici

Se aggrediti da un gruppo di orche, che sono il loro unico vero nemico oltre all'uomo, gli adulti si dispongono a cerchio intorno ai piccoli per proteggerli. Una testa accanto all'altra a formare quasi una palizzata, le code possenti alzate come monito minaccioso contro gli aggressori. Nei momenti di calma interagiscono fra loro in modo molto fisico. Due capodogli possono stare vicini per ore a rotolarsi in superficie, coccolandosi in modo affettuoso oppure mordendosi per gioco. 

Le femmine e i maschi più giovani spesso si spostano insieme in enormi gruppi che contano centinaia di esemplari. Il periodo di gestazione dura 15 mesi e le femmine allattano i piccoli per almeno due anni, a volte anche 10. Le femmine più anziane - possono superare gli ottant'anni - intorno ai 40 non si riproducono più, ma si rendono utili dando l'esempio e curando i piccoli. Quando la mamma si immerge alla ricerca di cibo, è alle matriarche esperte che lascia il figlio. 

Al raggiungimento della maturità sessuale nella tarda adolescenza, i maschi possono formare dei gruppi a sé: giovane esemplari che si spostano in mare andando a caccia per centinaia di chilometri. I maschi più grossi anziani sono invece solitari e si uniscono al gruppo solo per accoppiarsi. 

COME CACCIA UN CAPODOGLIO

Il capodoglio è uno degli animali marini più bravi a immergersi: riesce a scendere a migliaia di metri di profondità e a rimanere sott'acqua fino a due ore. Avanza con rapidità grazie alla coda possente larga 6 metri.  Non sappiamo di preciso come caccia. Nessuno è mai riuscito a osservarne uno che cacciasse o mangiasse, Ma esistono racconti di battaglie epiche con calamari giganti lunghi fino a 8 metri. Il motivo per cui crediamo che simili combattimenti avvengano davvero è che spesso i capodogli hanno sulla testa grandi cicatrici circolari che possono essere state impresse solo da un calamaro gigante.

A quanto pare tuttavia, il capodoglio si nutre principalmente di calamari più piccoli. Sappiamo che è in grado di immergersi a profondità notevoli, dove nemmeno la luce riesce ad arrivare, e che è in grado di rimanerci anche per due ore. Ma come fa a trovare le prede in quello oscurità totale?

Alcune specie di calamari sono fosforescenti al buio, e questo spiegherebbe come il capodoglio riesce a trovarli. Questi piccoli molluschi, però sono molto veloci e non dovrebbero avere difficoltà a sfuggire ad un cetaceo così grande e goffo. Allora come li cattura?

Seconda una teoria i capodogli si aiuterebbero con il suono. Sappiamo che sono in grado di produrre un clic potente e sonoro, paragonabile al numero di un martello che batte forte su un chiodo. Forse i capodogli amplificano il clic fino a trasformarlo in una sorta di arma pulsante così potente da stordire o addirittura uccidere la preda. Oppure può darsi che al buio i grandi denti bianchi del cetaceo facciano da esca, come un organismo fluorescente che inganna i pesci invitandoli a nuotare dritto nelle sue fauci. Comunque sia, il capodoglio è un cacciatore formidabile. Nello stomaco di un unico esemplare sono stati rinvenuti i resti di 15.000 calamari

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