Canto 3 Purgatorio: analisi

Canto 3 Purgatorio: analisi

Il canto II si conclude con la similitudine dei colombi

Il canto 3 Purgatorio si apre proprio con la fuga delle anime, scacciate da Catone. Questo è il canto di Manfredi, figlio naturale di Federico II, morto nel 1266 nella battaglia di Benevento, che segnò la fine della dinastia degli svevi. Dalla visione dantesca della storia sappiamo che due sono le autorità che devono guidare gli uomini: il papa e l’imperatore. La fine della dinastia degli Svevi rappresenta dunque l’impossibilità di questa salvezza. Manfredi morì scomunicato, per opera del papa Clemente IV. Manfredi, avendo potere sul regno di Napoli, costituiva per il papa una minaccia per i suoi disegni politici di espansione. La rivalità tra i due non era dunque di natura religiosa, ma di natura strettamente politica. Manfredi viene dunque scomunicato; dopo la battaglia, Manfredi non vien sepolto, ma ricoperto di pietre.

Canto 3 Purgatorio: analisi e parafrasi

SPIEGAZIONE 3 CANTO PURGATORIO - Successivamente il papa ordina di disseppellire il corpo di Manfredi a luci spente. Queste luci spente rappresentano il buio che avrebbe accompagnato l’anima di Manfredi per l’eternità. Il fatto di disseppellire il corpo è un segno di accanimento del papa, di oltraggio, una volontà di affermare il proprio potere su un corpo che non può più difendersi. Da qui si capisce che il papa non era misericordioso come Dio. Manfredi dice che se il papa avesse conosciuto questo aspetto della misericordia divina, sicuramente io non avrei subito questa sorte.
In questo canto vi è il tema della giustizia umana e di quella divina. Manfredi ammette che è giusto che lui stesso venga punito. Manfredi viene presentato da Dante in modo idealizzato, nella sua immagine di cavaliere onesto ed eroico, che mostra le ferite ricevute sul petto durante la battaglia di Benevento. Le ferite sul petto stanno a evidenziare il fatto ce Manfredi ha combattuto corpo a corpo col nemico, senza mai volgergli le spalle.

Canto 3 Purgatorio: riassunto

MANFREDI PURGATORIO - Dante presenta Manfredi con un sopracciglio spezzato, a segnare la divisione: Manfredi diviso dalla società cristiana dalla scomunica del papa. Dante rimprovera al papa di aver utilizzato la scomunica non per un fine religioso, ma per un fine politico. Il poeta fiorentino vuole che l’ingiustizia subita da Manfredi sulla terra sia poi scontata in cielo. Lo stesso Manfredi, durante il loro incontro, si affiderà a Dante, raccomandandogli di badare alla figlia Costanza, visto che le sue preghiere non servono più a niente.
Questo canto è molto significativo non solo per il tema della scomunica e per la figura poetivca di Manfredi, ma anche per la parte iniziale, che fa da preludio all’intero canto; qui gli uomini vengono invitati a non fidarsi troppo delle loro capacità e della ragione umana.

Riassunto e versi del canto 3 del Purgatorio

DIVINA COMMEDIA PURGATORIO CANTO 3 - All’inizio c’è un dubbio di Dante: Dante non vede la proiezione dell’ombra di Virgilio accanto a sé, perciò teme di essere stato abbandonato. Virgilio interviene ogni volta rassicurandolo, dicendo che egli è un’anima e quindi non può produrre ombra. Tuttavia, Virgilio ha una proiezione, lui come le altre anime; anche le anime infernali devono avere un corpo per subire le punizioni della dannazione eterna. La risposta arriva da Virgilio al verso 31: queste anime, che hanno sembianze di corpi, possono soffrire il freddo e il caldo.

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