Beata Michelina - Federico Barocci

Beata Michelina - Federico Barocci

La prima menzione della Beata Michelina si trova in un attendibile documento compilato da un anonimo personaggio e conservato nella Biblioteca Ambrosiana: la Notizia delle opere di Federico Barocci, in cui sono descritte le opere dell'artista dagli esordi fino al 1590 circa
Beata Michelina - Federico Barocci, 1590-1606 Beata Michelina - Federico Barocci, 1590-1606

Iniziata dunque  nel 1590 circa, Barocci la consegna al committente Alessandro Barignani solamente nel 1606, dopo un lungo processo creativo, come si evince dalla lettera di accompagnamento dell'opera inviata il 5 novembre dallo stesso Barocci al pesarese.

A seguito delle requisizioni napoleoniche, l'opera lasciò la chiesa pesarese per raggiungere le sale del Louvre, dove rimase fino al 1820, quando entrò a far parte della collezione della Pinacoteca Vaticana. La pala è il modello, con alcune varianti, della Santa Caterina d'Alessandria tuttora nella chiesa di Santa Margherita a Cortona. 

Il quadro è dominato dalla figura isolata della beata e il fedele non assiste alla visione, ma ne diventa partecipe attraverso l'estasi della donna. Il tema sacro é qui infatti rappresentato senza mostrare la visione di Dio Padre che parla alla giovane Michelina sul monte Calvario durante il suo viaggio in Terrasanta. L''ambientazione di questo notturno è però a Urbino, come si può notare dalla presenza del Palazzo Ducale nella parte destra dello sfondo.

La luce divina sul volto disteso e sulle mani, il turbinio della veste e le pennellate di colore ricche e pastose sui toni del grigio, marrone e blanco trasmettono la forza e la concitazione dell'esperienza interiore vissuta da Michelina. Uno squarcio di giallo irrompe nelle nubi, da cui fuoriescono tre testine di angioletti, 2 delle quali velocemente abbozzate, che assistono come spettatori privilegiati alla visione di Dio.

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