Avvento del Fascismo in Italia, sintesi

Avvento del Fascismo in Italia, sintesi

AVVENTO DEL FASCISMO IN ITALIA SINTESI
L’avvento del Fascismo in Italia. .

Si formarono delle vere e proprie Squadre D’Azione Fascista che si scontravano contro le unioni dei lavoratori come quelle delle Leghe Rosse in Padania. La maggior parte degli scontri avviene nelle campagne e quindi si può palare di Fascismo agrario. Il 21 novembre 1920 i fascisti impedirono l’insediamento della giunta comunale socialista a Bologna tramite degli scontri armati che portarono la morte 10 persone in quanto i socialisti spararono anche contro loro stessi non capendo più chi fossero i nemici. Da questo fatto si sviluppa una specie di campagna anti socialista.

I fasci verranno finanziati da molte persone importanti e molti giovani borghesi si arruolarono volontariamente. Anche la magistratura era dalla parte dei fascisti. I fascisti erano visti come coloro che potevano bloccare l’avvento del socialismo in Italia.
Nelle elezioni nel maggio del 1921 i liberali ebbero uno scarso successo e al parlamento riuscirono ad andare 35 deputati fascisti. Sempre nel 1921 Giolitti si dimette e al potere va Bonomi che cerca di riappacificare i socialisti e i fascisti. Mussolini firmò questo patto di riappacificazione.ma molti capi delle Ras (squadre fasciste) lo videro come un tradimento e così lui, durante il congresso fascista del novembre 1921 a Roma, si rimangia la parola non riconoscendo più il patto ma riesce a rendere ufficiale il partito che prende il nome di Partito Nazionale Fascista
Nel febbraio del 1921 Bonomi si dimette e va al potere un giolittiano, Facta. Lui era un debole e i fascisti ne approfittarono per occupare varie città, attaccare varie strutture e giornali socialisti. L’unica cosa che fecero i socialisti, e neanche tutti, fu quello di dischiarare di voler scendere a patti con i borghesi e così il partito si divise e nacque il Partito Socialista Unitario.

Ad agosto del 1922 Mussolini era pronto ad andare al potere ed era riuscito a farsi conoscere come un politico normale, non si parlava di dittatura ed inoltre era ben visto dall’esercito italiano. Il 27 ottobre 1992 fa la marcia su Roma e l’esercito non lo ferma. Questo evento accade anche perché il re non approvò lo “stato d’assedio” che era stato proposto da Facta proprio per evitare questo o fatti simili. Il 30 ottobre 1930 il re Vittorio Emanuele III approvò il governo di Mussolini formato dai fascisti, dei liberali e dai popolari. La popolazione borghese non vedeva male questo governo così come anche gli industriali. Mussolini fece anche un discorso che a posteriori poteva sembrare un’anticipazione della sua dittatura, per quanto riguarda la situazione politica italiana si può parlare di una diarchia (potere al re + Mussolini).

Per prima cosa Mussolini instituì un “Gran consiglio del fascismo” ma anche una milizia che era una sorta di polizia di partito, una Ras ufficiale che arrestò molti socialisti, chiuse molti giornali socialisti, ecc… Mussolini privatizzò il servizio telefonico, privatizzò le assicurazioni, tagliò le tasse alle imprese, tagliò la spesa pubblica. Verso la chiesa guidata da Pio XI aveva un rapporto amichevole, nel 1923 con la riforma Gentile venne introdotta l’ora di religione obbligatoria. Questa riforma creò anche il liceo classico che doveva formare la futura classe dirigente ed ad ogni ciclo scolastico venne messo un esame per poter confrontare la scuola pubblica con la privata.
Nel luglio nel 1923 venne fatta una nuova legge elettorale che prevedeva i 2/3 dei seggi a chi riceveva almeno il 25% dei voti. Il partito fascista inglobò anche alcuni esponenti liberali come Salandra mentre i partiti di sinistra erano divisi. Il premio di maggioranza non servì in quanto alle elezioni i fascisti presero il 65% dei voti.

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