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Agostino, Le Confessioni: Libro 12, 1-16

Agostino, Le Confessioni: Libro 12, 1-16

Latino: dall'autore Agostino, opera Le Confessioni parte Libro 12, 1-16

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1] Multa satagit cor meum, Domine, in hac inopia vitae meae pulsatum verbis sanctae Scripturae tuae, et ideo plerumque in sermone copiosa est egestas humanae intellegentiae, quia plus loquitur inquisitio quam inventio et longior est petitio quam impetratio et operosior est manus pulsans quam sumens

Tenemus promissum: quis corrumpet illud

Si Deus pro nobis, quis contra nos

Petite, et accipietis; quaerite, et invenietis; pulsate, et aperietur vobis

Omnis enim, qui petit, accipit et quaerens inveniet et pulsanti aperietur

Promissa tua sunt, et quis falli timeat, cum promittit Veritas

Caelum caeli, quod dicitur

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2] Confitetur altitudini tuae humilitas linguae meae, quoniam tu fecisti caelum et terram; hoc caelum, quod video, terramque, quam calco, unde est haec terra, quam porto; tu fecisti
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1] Quante cose mi affollano il cuore colpito dalle parole della tua Sacra Scrittura, in questa povertà della mia vita

È così che la penuria dell'intelligenza umana si manifesta di solito con un fiume di parole: perché il cercare è più loquace del trovare, e il chiedere più lungo dell'ottenere e la mano più attiva nel bussare che nell'accogliere

Abbiamo una promessa: chi potrà vanificarla

Se Dio è a nostro favore, chi è contro di noi

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto

Perché a chiunque chiede sarà dato e chi cerca troverà e a chi bussa sarà aperto

Sono promesse tue, e come temere di essere ingannato quando è la verità stessa a promettere

[2

2] Confessa alla tua sublimità l'umiltà della mia lingua che tu hai creato il cielo e la terra, questo cielo che vedo e la terra che calco, da cui viene anche questa terra che mi porto addosso; tu li hai creati
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Sed ubi est caelum caeli, Domine, de quo audivimus in voce Psalmi: Caelum caeli Domino; terram autem dedit filiis hominum

Ubi est caelum, quod non cernimus, cui terra est hoc omne, quod cernimus

Hoc enim totum corporeum non ubique totum ita cepit speciem pulchram in novissimis, cuius fundus est terra nostra, sed ad illud caelum caeli etiam terrae nostrae caelum terra est

Et hoc utrumque magnum corpus non absurde terra est ad illud nescio quale caelum, quod Domino est, non filiis hominum

Terra, tenebris et abysso materia informis significatur

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3] Et nimirum haec terra erat invisibilis et incomposita et nescio qua profunditas abyssi, super quam non erat lux, quia nulla species erat illi; unde iussisti, ut scriberetur, quod tenebrae erant super abyssum; quid aliud quam lucis absentia

Ubi enim lux esset, si esset, nisi super esset eminendo et illustrando
Ma dov'è mio Signore il cielo del cieli, di cui ci è giunta la voce del salmo: Il cielo del cielo al Signore: ma la terra la diede ai figli degli uomini

Dov'è il cielo a noi invisibile, rispetto al quale è terra tutto questo che vediamo

Questo mondo materiale che ha per fondo la nostra terra non ha ricevuto tutto e dovunque, nelle sue parti ultime, visibile bellezza: ma perfino il cielo della nostra terra è terra rispetto a quel cielo del cielo

E non sarebbe assurdo chiamare terra tutt'e due i grandi corpi, rispetto a quel cielo ignoto che appartiene al Signore, non ai figli degli uomini

Il cielo e la terra

La materia amorfa [3

3]

E questa terra appunto era invisibile e informe, una sorta di profondo abisso sul quale non v'era luce, perché non ne traluceva alcuna idea: perciò hai voluto fosse scritto che le tenebre erano al di sopra dell'abisso; e che cos'è questo se non l'assenza della luce
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Ubi ergo lux nondum erat, quid erat adesse tenebras nisi abesse lucem

Super itaque erant tenebrae, quia super lux aberat, sicut sonus ubi non est, silentium est

Et quid est esse ibi silentium nisi sonum ibi non esse

Nonne tu, Domine, docuisti hanc animam, quae tibi confitetur

Nonne tu, Domine, docuisti me, quod, priusquam istam informem materiam formares atque distingueres, non erat aliquid, non color, non figura, non corpus, non spiritus

Non tamen omnino nihil: erat quaedam informitas sine ulla specie

Usitatis vocabulis notio quaedam obscura insinuatur

[4

4] Quid ergo vocaretur, quo etiam sensu tardioribus utcumque insinuaretur, nisi usitato aliquo vocabulo

Quid autem in omnibus mundi partibus reperiri potest propinquius informitati omnimodae quam terra et abyssus

Minus enim speciosa sunt pro suo gradu infimo quam cetera superiora perlucida et luculenta omnia
Perché dove altro sarebbe stata la luce, se ci fosse stata, che al di sopra, alto dominio della chiarità

Dove ancora non era la luce che cos'era dunque la presenza delle tenebre se non l'assenza di luce

Così al di sopra erano le tenebre perché là la luce era assente, come dove non c'è suono è il silenzio

E che altro è l'essere del silenzio se non il non essere del suono

Non sei stato tu, mio Signore, a insegnarlo a quest'anima che lo confessa, non sei stato tu a insegnarmi come prima che tu dessi forma e discretezza a questa materia amorfa non c'era singola cosa

Né colore, né figura, né corpo, né spirito

E tuttavia non è che non ci fosse assolutamente nulla: c'era una sorta di caos, privo di definite sembianze

[4

4]

E come chiamarlo, in modo da darne l'idea anche ai più tardi di mente, se non con un termine d'uso comune

Ma che cosa si può trovare in tutte le parti dell'universo che si avvicini a una completa assenza di forma più della terra e dell'abisso marino
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Cur ergo non accipiam informitatem materiae, quam sine specie feceras, unde speciosum mundum faceres, ita commode hominibus intimatam, ut appellaretur terra invisibilis et incomposita

Mens dubia nutat

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5] Ut cum in ea quaerit cogitatio, quid sensus attingat, et dicit sibi: "Non est intellegibilis forma sicut vita, sicut iustitia, quia materies est corporum, neque sensibilis, quoniam quid videatur et quid sentiatur in invisibili et incomposita non est", dum sibi haec dicit humana cogitatio, conetur eam vel nosse ignorando vel ignorare noscendo

Quid antea Augustinus cogitaverit de materia

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Questi, occupando il grado più basso, sono infatti meno appariscenti delle cose superiori, tutte splendide e scintillanti

Perché allora non dovrei accettare che per indicare agli uomini la materia informe, da te creata priva d'ogni sembianza per farne un mondo pieno di belle forme, fosse un termine appropriato quello di terra invisibile e informe

[5

5] Così, in essa il pensiero va cercando qualcosa di afferrabile, e si dice: "Non è una forma intelligibile come la vita, come la giustizia, perché è materia di corpi, e non è una forma sensibile, perché nell'invisibile e informe non c'è alcunché da vedere o da sentire"

Che, parlando a se stesso in questo modo, il pensiero umano lotti per sapere senza sapere, o per ignorare senza ignoranza

[6
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6] Ego vero, Domine, si totum confitear tibi ore meo et calamo meo, quidquid de ista materia docuisti me, cuius antea nomen audiens et non intellegens narrantibus mihi eis, qui non intellegerent, eam cum speciebus innumeris et variis cogitabam et ideo non eam cogitabam; foedas et horribiles formas perturbatis ordinibus volvebat animus, sed formas tamen, et informe appellabam non quod careret forma, sed quod talem haberet, ut, si appareret, insolitum et incongruum aversaretur sensus meus et conturbaretur infirmitas hominis; verum autem illud quod cogitabam non privatione omnis formae, sed comparatione formosiorum erat informe, et suadebat vera ratio, ut omnis formae qualescumque reliquias omnino detraherem, si vellem prorsus informe cogitare et non poteram; citius enim non esse censebam, quod omni forma privaretur, quam cogitabam quiddam inter formam et nihil nec formatum nec nihil, informe prope nihil 6] Ma io, mio Signore, se debbo confessarti con le labbra e la penna tutto ciò che di questa materia mi hai insegnato: prima la sentivo sì nominare, ma non capivo, e siccome era gente che a sua volta non capiva a parlarmene, la pensavo sotto innumerevoli forme e aspetti e perciò non la pensavo veramente; mi vorticavano nella mente forme sconce e orrende, sconvolte nel loro proprio ordine, ma pur sempre forme: e io chiamavo informe non ciò che era privo di forma, ma ciò che ne aveva una tale da apparire strano e assurdo fino a destare ripugnanza, fino a sconvolgere la mia instabile natura d'uomo; in effetti ciò che io avevo in mente era informe non per mancanza assoluta di forma, ma solo relativamente a cose più armoniosamente conformate; e la vera ragione tentava sì di convincermi a far del tutto a meno di qualunque residuo di forma, se volevo concepire l'assolutamente informe: e però questo non mi riusciva
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Et cessavit mens mea interrogare hinc spiritum meum plenum imaginibus formatorum corporum et eas pro arbitrio mutantem atque variantem, et intendi in ipsa corpora eorumque mutabilitatem altius inspexi, qua desinunt esse quod fuerant et incipiunt esse quod non erant, eumdemque transitum de forma in formam per informe quiddam fieri suspicatus sum, non per omnino nihil; sed nosse cupiebam, non suspicari: et si totum tibi confiteatur vox et stilus meus, quidquid de ista quaestione enodasti mihi, quis legentium capere durabit

Nec ideo tamen cessabit cor meum tibi dare honorem et canticum laudis de his, quae dictare non sufficit

Mutabilitas enim rerum mutabilium ipsa capax est formarum omnium, in quas mutantur res mutabiles
Mi era più facile pensare che non esistesse nulla di totalmente privo di forma, piuttosto che concepire qualcosa fra la forma e il nulla, che non fosse né l'uno né l'altro, un informe quasi niente; e la mente allora smise di interrogare lo spirito affollato di immagini e figure di corpi, che giocava a trasformare variamente a suo capriccio, e fissai l'attenzione sui corpi stessi per indagare più a fondo la loro capacità di mutamento, in virtù di cui essi cessano di essere quello che erano e cominciano ad essere quello che non erano, e cominciai a sospettare che proprio quel passaggio di forma in forma si producesse attraverso un che di informe, e non attraverso un assoluto nulla

Ma io aspiravo alla conoscenza, non a qualche sospetto: e se dovessi confessarti con la voce e con la penna tutti i nodi di questa questione che tu mi hai sbrogliato, ben pochi lettori continuerebbero a seguire

Non per questo il cuore rinuncerà a renderti l'omaggio di un canto di lode anche per quello che non saprebbe tradurre in chiare formule
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Et haec quid est

Numquid animus

Numquid corpus

Numquid species animi vel corporis

Si dici posset "nihil aliquid" et "est non est", hoc eam dicerem; et tamen iam utcumque erat, ut species caperet istas visibiles et compositas

De nihilo Deus fecit materiam

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7] Et unde utcumque erat, nisi esset abs te, a quo sunt omnia, in quantumcumque sunt

Sed tanto a te longius, quanto dissimilius: neque enim locis

Itaque tu, Domine, qui non es alias aliud et alias aliter, sed id ipsum et id ipsum et id ipsum, sanctus, sanctus, sanctus, Dominus Deus omnipotens, in principio, quod est de te, in Sapientia tua, quae nata est de substantia tua, fecisti aliquid et de nihilo

Fecisti enim caelum et terram non de te; nam esset aequale Unigenito tuo ac per hoc et tibi, et nullo modo iustum esset, ut aequale tibi esset, quod de te non esset
Infatti è proprio la mutevolezza delle cose mutevoli che è capace di tutte le forme in cui le cose mutevoli si cambiano

Ma essa stessa che cos'è

È corpo

È mente

È un aspetto della mente o del corpo

Se si potesse dire "un niente che è qualcosa" oppure "è e non è", ne parlerei in questi termini; eppure doveva in qualche modo esistere, per assumere queste sembianze visibili e ordinate

La creazione dal nulla [7

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Ma comunque fosse, qual era l'origine del suo essere se non tu, da cui derivano tutte le cose, in quanto sono

Ma più dissimili sono da te, e più sono lontane: e non di lontananza spaziale si tratta

E tu dunque, Signore, che non sei qui una cosa e là un'altra, ma uno e identico, santo, santo, santo, Signore Dio onnipotente, nel principio, che è da te, nella sapienza nata dalla tua sostanza, tu hai fatto qualcosa e l'hai fatto dal nulla
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Et aliud praeter te non erat, unde faceres ea, Deus, una Trinitas et trina Unitas; et ideo de nihilo fecisti caelum et terram, magnum quiddam et parvum quiddam, quoniam omnipotens et bonus es ad facienda omnia bona, magnum caelum et parvam terram

Tu eras et aliud nihil, unde fecisti caelum et terram, duo quaedam, unum prope te, alterum prope nihil, unum, quo superior tu esses, alterum, quo inferius nihil esset

De materia informi Deus haec omnia fecit

[8

8] Sed illud caelum caeli tibi, Domine; terra autem, quam dedisti filiis hominum cernendam atque tangendam, non erat talis, qualem nunc cernimus et tangimus
Hai fatto il cielo e la terra: ma non traendoli da te, altrimenti ci sarebbe qualcosa di uguale al tuo unigenito e di conseguenza a te - dato che non poteva assolutamente essere giusto che ti fosse uguale qualcosa di non generato da te

E non c'era altro all'infuori di te, da cui potessi trarli, Dio, trinità unica e unità trina, e perciò appunto dal nulla hai fatto il cielo e la terra, una grande e una piccola cosa, perché tu sei onnipotente e buono fino a fare ogni cosa buona, grande il cielo e piccola la terra

C'eri tu, altro non c'era: e da questo niente hai fatto il cielo e la terra, due ben diverse cose: l'uno vicino a te, l'altra vicina al nulla, così che l'uno sopra di sé avesse te soltanto, l'altra sotto di sé soltanto il nulla

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8] Ma quel cielo dei cieli era per te, Signore; la terra invece, che hai dato da vedere e da toccare ai figli degli uomini, non era quale ora la possiamo vedere e toccare; era invisibile e informe, era abisso su cui non c'era luce, e tenebre levate sull'abisso, che è più che dire nell'abisso
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Invisibilis enim erat et incomposita et abyssus erat, super quam non erat lux, aut tenebrae erant super abyssum, id est magis quam in abysso

Ista quippe abyssus aquarum iam visibilium etiam in profundis suis habet speciei suae lucem utcumque sensibilem piscibus et repentibus in suo fundo animantibus; illud autem totum prope nihil erat, quoniam adhuc omnino informe erat; iam tamen erat, quod formari poterat

Tu enim, Domine, fecisti mundum de materia informi, quam fecisti de nulla re paene nullam rem, unde faceres magna, quae miramur filii hominum

Valde enim mirabile hoc caelum corporeum, quod firmamentum inter aquam et aquam secundo die post conditionem lucis dixisti: Fiat, et sic est factum
Perfino l'abisso marino, quello visibile di ora, anche in profondità ha una sua parvenza di luce, in qualche modo percepibile dai pesci e dagli animali che strisciano sul fondo; ma quello era un tutto prossimo al nulla, perché era ancora assolutamente informe: eppure era già un che di pronto a ricevere una forma

Infatti tu, Signore, hai fatto il mondo dalla materia amorfa, questo quasi niente che hai fatto da niente, per poi poterne trarre le grandi cose che destano meraviglia in noi, i figli degli uomini

Meraviglioso invero è questo cielo fisico, il firmamento stabilito fra le acque superiori e inferiori, che nel secondo giorno dopo la creazione della luce hai col tuo "fiat" chiamato all'essere - e quello fu

Quel firmamento l'hai chiamato cielo, ma cielo di questa terra e questo mare, che hai fatto il terzo giorno dando forma visibile alla materia informe, fatta da te prima di tutti i giorni
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Quod firmamentum vocasti caelum, sed caelum terrae huius et maris, quae fecisti tertio die dando speciem visibilem informi materiae, quam fecisti ante omnem diem

Iam enim feceras et caelum ante omnem diem, sed caelum caeli huius, quia in principio feceras caelum et terram

Terra autem ipsa, quam feceras, informis materies erat, quia invisibilis erat et incomposita et tenebrae super abyssum; de qua terra invisibili et incomposita, de qua informitate, de quo paene nihilo faceres haec omnia, quibus iste mutabilis mundus constat et non constat, in quo ipsa mutabilitas apparet, in qua sentiri et dinumerari possunt tempora, quia rerum mutationibus fiunt tempora, dum variantur et vertuntur species, quarum materies praedicta est terra invisibilis

Caelum caeli informisque materia extra tempus sunt

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9] Ideoque Spiritus, doctor famuli tui, cum te commemorat fecisse in principio caelum et terram, tacet de temporibus, silet de diebus
Prima di tutti i giorni in realtà avevi fatto anche il cielo, ma il cielo di questo cielo appunto: perché in principio avevi fatto il cielo e la terra

E quella terra che avevi fatto non era che materiale amorfo, perché era invisibile e informe e tenebre sopra l'abisso

Per fare da questa terra invisibile e informe, da questa assenza di forma, da questo quasi niente tutte le cose in cui questo universo mutevole consiste e non consiste: questo universo che mostra la sua mutevolezza, la stessa che permette di sentire e di calcolare il tempo

Perché è il mutare delle cose a generare il tempo, provocando il variare e la successione delle forme visibili, la cui materia è la terra invisibile

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